Se hai avuto modo di conoscere la nostra attività professionale, saprai oramai che ci occupiamo esclusivamente di prevenzione incendi e di progettazione impiantistica. Eppure, in questo affollatissimo periodo di cantieri per il superbonus 110%, ci è capitato di essere contattati per consulenze a supporto dei progetti di efficientamento energetico.

Al di là della complessità di una consulenza completa, la quale non può sicuramente essere trasposta in un articolo, troppo spesso ci richiedono sempre le stesse informazioni sugli obblighi antincendio per i condomini che superano una certa altezza.

NOTA BENE: il seguente articolo non vale come consulenza e gli unici riferimenti normativi validi sono quelli pubblicati dalle fonti ufficiali (NFPA, UNI, Gazzetta Ufficiale…). Stai attento perché questo blog viene gestito nel tempo libero, con collaborazioni gratuite e, nonostante i nostri sforzi, spesso e volentieri ci ritroviamo noi stessi a correggere i nostri refusi.

Il 29 agosto 2021 è avvenuto a Milano un pericoloso incendio propagato sulle facciate di un edificio alto 20 piani

L’articolo di oggi ha quindi l’obbiettivo di offrire un chiarimento ad una situazione che molti tecnici confondono, sperando di incentivare il più possibile la sicurezza antincendio e, magari, evitare situazioni come quelle accadute a Milano con la Torre dei Moro.

Reazione al fuoco e facciate

La reazione al fuoco , in estrema semplificazione, si può intendere come la misura di protezione antincendio che ha l’obiettivo di limitare l’innesco dei materiali e la propagazione dell’incendio. Con effetto minore, si può anche considerare come misura di prevenzione, perché oltre a limitare i danni da incendio abbassa anche le probabilità di innesco. Per dovizia di dettaglio, di seguito, vi sono alcune definizioni tratte dalla normativa di riferimento:

Reazione al fuoco:Risposta di un provino (campione sottoposto ad una procedura di valutazione) quando è esposto all’incendio in condizioni specificate durante una prova al fuocoUNI EN ISO 13943:2017
Risposta di un prodotto che contribuisce, con la propria decomposizione, ad un incendio al quale è esposto, in condizioni specifiche.UNI EN
13501-1:2019
Una delle misure antincendio di protezione da perseguire per garantire un adeguato livello di sicurezza in condizione di incendio ed in particolare nella fase di prima propagazione dell’incendio (pre-flashover). Essa esprime il comportamento di un materiale che, con la sua decomposizione, partecipa al fuoco al quale è stato sottoposto in specifiche condizioni.Paragrafo G.1.13 del Codice di Prevenzione incendi
Misura antincendio di protezione passiva che esplica i suoi principali effetti nella fase iniziale dell’incendio, con l’obiettivo di limitare l’innesco dei materiali e la propagazione dell’incendio.
Essa si riferisce al comportamento al fuoco dei materiali nelle effettive condizioni d’uso finali, con particolare riguardo al grado di partecipazione all’incendio che essi manifestano in condizioni standardizzate di prova.
Capitolo S.1 del Codice di Prevenzione incendi
Grado di partecipazione di un materiale combustibile al fuoco al quale è sottoposto.DM 30 novembre 1983
Definizioni di reazione al fuoco

Sulla falsa riga della “Guida per la determinazione dei requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili“, Circolare 5043 del 15 aprile 2013, gli obbiettivi di sicurezza antincendio da perseguire in una realizzazione di un sistema di isolamento cappotto saranno:

a. limitare la probabilità di propagazione di un incendio originato all’interno dell’edificio, a causa di fiamme o fumi caldi che fuoriescono da vani, aperture, cavità verticali della facciata, interstizi eventualmente presenti tra la testa del solaio e la facciata o tra la testa di una parete di separazione antincendio e la facciata, con conseguente coinvolgimento di altri compartimenti sia che essi si sviluppino in senso orizzontale che verticale, all’interno della costruzione e inizialmente non interessati dall’incendio;

b. limitare la probabilità di incendio di una facciata e la sua successiva propagazione, a causa di un fuoco avente origine esterna (incendio in edificio adiacente oppure incendio a livello stradale o alla base dell’edificio);

c. evitare o limitare, in caso d’incendio, la caduta di parti di facciata (frammenti di vetri o di altre parti comunque disgregate o incendiate) che possono compromettere l’esodo in sicurezza degli occupanti l’edificio e l’intervento in sicurezza delle squadre di soccorso.

Propagazione dell’incendio esterno per irraggiamento, dall’edificio contiguo separato, alla facciata combustibile [12]
Propagazione dell’incendio esterno lungo la facciata combustibile da fonti di incendio poste nelle vicinanze della costruzione stessa, per irraggiamento oppure per esposizione diretta alle fiamme (rifiuti sui balconi, autovetture parcheggiate etc.) [12]
Un incendio interno all’edificio, che si propaga attraverso le aperture nella facciata (finestre, porte ecc.) su piani superiori [12]
Altezze di fiamma con le relative temperature sulla facciata a seconda della velocità di circolazione dell’aria [12]

Dopo questa breve premessa, prima di darti le risposte che chiedi, avrò bisogno di tenerti occupato con dei noiosi paragrafi che definiscono i concetti fondamentali, così da semplificarti le informazioni che condividerò.

Obblighi, campo di applicazione e prime definizioni

La prima informazione che devi conoscere è il campo di applicazione con i relativi obblighi:

Ai sensi del DM 246 del 16 maggio 1987, le norme di sicurezza antincendio per gli edifici di civile abitazione si applicano con un’altezza antincendi uguale o superiore a 12 m.

Non 24 metri come recitano alcune leggende, ma 12 metri. La questione dei 24 metri entra in gioco quando l’edificio civile diventa soggetto ai controlli dei VVF ai sensi del DPR 151/2011, con obbligo di SCIA antincendio e altri documenti a corredo.

Con questa premessa, fissa bene in testa il prossimo concetto, perché molto spesso c’è confusione proprio su questo aspetto:

Il non essere soggetti ai controlli dei VVF non libera automaticamente dagli obblighi di sicurezza antincendio

Per cui, anche se il condominio non ha un’altezza antincendi superiore a 24 metri, ma superiore o uguale a 12 metri, ci sono delle prescrizioni di sicurezza antincendio che devono essere rispettate.

Adesso, possiamo introdurre le primissime definizioni ossia, la più importante, l’altezza da considerare come discriminante:

Altezza ai fini antincendio:altezza massima misurata dal livello inferiore dell’apertura più alta dell’ultimo piano abitabile e/o agibile, escluse quelle dei vani tecnici, al livello del piano esterno più basso

Questa definizione è di enorme aiuto, perché non dobbiamo considerare il punto più alto dell’edificio ma la quota inferiore del balcone/finestra dell’ultimo piano (purtroppo, se ci sono lucernari a tetto, ti troverai nel caso peggiore 😂).

Di seguito altre definizioni utili , sempre tratte dalla “Guida per la determinazione dei requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili“, (Circolare 5043 del 15 aprile 2013) :

Facciata:l’insieme dei componenti che costituiscono un sistema di chiusura (materiali, elementi, accessori etc.), progettati, assemblati ed installati al fine di realizzare l’involucro esterno verticale, o quasi – verticale, dell’edificio.
Facciata semplice:Facciata, anche di tipo multistrato, in cui gli strati e gli elementi funzionali sono assemblati con continuità senza intercapedini d’aria tra gli strati. Sono considerati come unico strato elementi forati quali laterizi, blocchetti in cls, vetro-camera, ecc
Sono incluse le facciate rivestite con elementi prefabbricati, fissati con legante umido o a secco in aderenza alla parete esistente sottostante (“cappotti termici”) e le facciate in mattoni o blocchi dotati di camera d’aria per l’isolamento termico.
Facciata a doppia parete:Facciata di tipo multistrato, in cui gli strati e/o gli elementi funzionali sono separati da una cavità o intercapedine d’aria (denominala ‘ corridoio d’aria”‘ o “spazio intermedio”).
Le facciate a doppia parete possono essere di tipo ventilato e non ventilato, con pareti opache o vetrate. Dal punto di vista della sicurezza antincendio la facciata a doppia parete non ventilata è assimilablle ad una facciata semplice.
Facciata a doppia parete ventilata non ispezionabile:Facciata a doppia parete con circolazione d’aria nell’intercapedine di tipo meccanico e/o naturale. L’intercapedine d’aria può assumere spessori variabili compresi tra un minimo di 3 cm e un massimo di 60 cm. Generalmente gli spessori sono compresi tra 5 e 10 cm.
Tale tipologia di facciata può essere a doppia parete ventilata sia verso l’interno che verso l’esterno.
Facciata a doppia parete ventilata ispezionabile:Facciate a doppia parete con circolazione d’aria nell’intercapedine di tipo meccanico e/o naturale. L’intercapedine d’aria può assumere spessori superiori a 60 cm. Nel caso di intercapedini superiori a 120 cm le due pareti costituiscono, dal punto di vista della sicurezza antincendio, due sistemi facciata indipendenti.
Tele tipologia di facciata è generalmente composta da una parete esterna vetrata e una parete interna tra può essere semplice con o senza infissi, di tipo curtain wall opaca o vetrata. L’intercapedine interna tra le due pareti è attrezzata per consentire il passaggio di addetti alle operazioni di manutenzione.
Facciata a doppia parete – Andrew Nić-Pawełek, WIKIPEDIA
Curtain wall (facciata continua):Facciata esterna non portante, indipendente dall’ossatura strutturale dell’edificio e generalmente fissata davanti alla testa dei solai e dei muri trasversali. Una facciata continua include telai, pannelli, superfici vetrate, sigillature, sistemi di fissaggio, giunti, membrane di tenuta, ecc.
E’ solitamente formata da una intelaiatura, costituita da elementi strutturali lineari interconnessi, vincolata alla struttura di supporto dell’edificio e riempita a formare una pelle continua leggera e avvolgente, che fornisce, di per sé o insieme all’edificio, tutte le normali funzioni di una parete esterna, ma tale da non avere funzioni portanti per lo stesso edificio. E’ caratterizzata da una continuità dell’involucro rispetto alla struttura portante dell’edificio, che in genere resta interamente arretrata rispetto al piano della facciata (v. UNI-EN 13119:2007, EN 13830).
La facciata continua è generalmente progettata con struttura di alluminio estrusa e la cornice di alluminio (ma può essere anche con intelaiatura di legno, acciaio, pvc o altro) è generalmente riempita con vetro.
Altre chiusure comuni includono: rivestimenti esterni in pietra, in pannelli di metallo o di legno, in strisce distaccate di vario materiale (tipo persiana o frangisole), finestre apribili ecc….
Parete aperta:Parete esterna costituita, per almeno il 50%, della sua superficie da giunti, griglie fisse o mobili (che si aprono automaticamente in caso di incendio di almeno 60 gradi rispetto alla posizione di chiusura) distribuiti in modo sufficientemente uniforme, o infine, da pannelli realizzati con materiali che a temperature Inferiori a 200° si rompono e cadono.
Parete chiusa:Parete esterna che non rispetta i criteri della parete aperta.
Kit:Nell’accezione della Direttiva Prodotti da Costruzione (DPC) e del nuovo Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR), un kit è equivalente ad un prodotto da costruzione. Un prodotto da costruzione è un kit quando è costituito da una serie di almeno due componenti separati che necessitano di essere uniti per essere installati permanentemente nelle opere (es.: per diventare un sistema assemblato). Per rientrare nello scopo della DPC ( o del CPR), un Kit deve soddisfare le seguenti condizioni:
i) il kit deve essere collocato sul mercato consentendo al l’acquirente di comperarlo in un’unica transazione da un singolo fornitore;
ii) il kit deve possedere caratteristiche che consentano alle opere nelle quali è incorporato di soddisfare i requisiti essenziali, quando le opere sono soggette a regole che prevedano detti requisiti.
Esistono due possibili tipi di kit: quelli in cui il numero e il tipo dei componenti sono predefiniti e rimangono costanti e quelli In cui Il numero, Il tipo e la disposizione dei componenti cambia in relazione a specifiche applicazioni.
Lever House Curtain wall – Seth Tisue from Boston, MA, USA, WIKIPEDIA

La EN 13501-1 e i requisiti dei materiali da costruzione

Ora è necessario definire la classificazione UNI EN 13501-1 per la reazione al fuoco dei materiali da costruzione, senza la quale ti sarà impossibile effettuare dei confronti da due o più tipologie di isolante.

Nel dettaglio, la UNI EN 13501-1 (oggi alla versione 2019) descrive proprio il procedimento di classificazione di reazione al fuoco di tutti i prodotti da costruzione compresi i prodotti contenuti negli elementi da costruzione, con l’eccezione dei cavi di alimentazione, controllo e comunicazione che sono trattati nella UNI EN 13501-6.

La premessa importante da fare è che:

I requisiti di reazione al fuoco non sono “assoluti” ma valgono solo nelle effettive “condizioni finali di applicazione

Condizione finale di applicazione:Applicazione effettiva di un prodotto, in relazione a tutti gli aspetti che influenzano il comportamento di tale prodotto in diverse condizioni di incendio.
(NDR: sono inclusi aspetti quali quantità, orientamento, posizione in relazione ad altri prodotti adiacenti e metodi di fissaggio.)
UNI EN 13501-1:2019

In questo caso specifico vuol dire che, se ho un sistema di isolamento a cappotto (ETICS) dichiarato incombustibile se accoppiato con un rasante cementizio, ciò non significa che abbia gli stessi requisiti se accoppiato ad un rasante plastico.
Allo stesso modo, se il ETICS è stato provato in orizzontale, non avrà gli stessi requisiti posato in verticale.

E l’unico modo per poter conoscere queste informazioni è lo studio dell’ETA, che poi ti spiegherò nei paragrafi successivi.

All’iterno della norma troviamo le classi europee di reazione al fuoco (dette “euroclassi”) che vanno dalla A1 (incombustibile) alla F (combustibile), con ulteriori sottoclassi che simboleggiano la produzione di fumo e il “gocciolamento” di materiale in grado di propagare l’incendio.

Con le seguenti tabelle di equivalenza con le classi italiane, consultabili nel DM 15/3/2005Requisiti di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione installati in attività disciplinate da specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi in base al sistema di classificazione europeo” :

Classe ItalianaClasse europea
Classe 0A1FL
Classe 1(A2FL-s1), (A2FL-s2), (BFL-s1), (BFL-s2), (CFL-s1)
Classe 2(CFL-s2), (DFL-s1)
Classe 3(DFL-s2)
Non classificatiFFL
Impiego a pavimento [3]
Classe ItalianaClasse europea
Classe 0A1
Classe 1(A2-s1,d0), (A2-s2,d0), (A2-s3,d0), (A2-s1,d1), (A2-s2,d1),
(A2-s3,d1), (B-s1,d0), (B-s2,d0), (B-s1,d1), (B-s2,d1)
Classe 2(A2-s1,d2), (A2-s2,d2), (A2-s3,d2), (B-s3,d0), (B-s3,d1), (B-s1,d2),
(B-s2,d2), (B-s3,d2), (C-s1,d0), (C-s2,d0), (C-s1,d1), (C-s2,d1)
Classe 3(C-s3,d0), (C-s3,d1), (C-s1,d2), (C-s2,d2), (C-s3,d2), (D-s1,d0),
(D-s2,d0), (D-s1,d1), (D-s2,d1)
Non classificatiF
Impiego a parete [3]
Classe ItalianaClasse europea
Classe 0A1
Classe 1(A2-s1,d0), (A2-s2,d0), (A2-s3,d0), (A2-s1,d1), (A2-s2,d1),
(A2-s3,d1), (B-s1,d0), (B-s2,d0), (B-s3,d0)
Classe 2(B-s1,d1), (B-s2,d1), (B-s3,d1), (C-s1,d0), (C-s2,d0), (C-s3,d0)
Classe 3(C-s1,d1), (C-s2,d1), (C-s3,d1), (D-s1,d0), (D-s2,d0)
Non classificatiF
Impiego a soffitto [3]

Vi sono anche altre definizioni che, per avere una trattazione scorrevole, non saranno approfondite in questa sede ma che vi consiglio di farlo successivamente quando avrete tempo libero:

ΔTAumento di temperatura
ΔmPerdita di massa
tfDurata dell’incendio in secondi
PCSPotere calorifico superiore
FIGRATasso di incremento dell’incendio.
THR600sRilascio totale di calore entro 600 s
LFSPropagazione laterale del fuoco
SMOGRATasso di incremento del fumo
TSP600sProduzione totale di fumo entro 600 s
FsLunghezza (mm) coperta da una fiamma
CFFlusso critico, ossia il flusso radiante emesso durante la prova EN ISO 11929. (Più i valori sono alti, migliori sono le prestazioni del materiale)

Il regolamento CPR sui prodotti da costruzione

Ad oggi, il fondamento di tutte le norme che regolano i prodotti da costruzione è il cosiddetto regolamento CPR, ossia il regolamento UE n. 305/2011 che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione.

Le definizioni più importanti da conoscere (e che devi leggere per capire tutto l’articolo), in questo caso, sono:

Prodotto da costruzioneQualsiasi prodotto o kit fabbricato e immesso sul mercato per essere incorporato in modo permanente in opere di costruzione o in parti di esse e la cui prestazione incide sulla prestazione delle opere di costruzione rispetto ai requisiti di base delle opere stesse
KitProdotto da costruzione immesso sul mercato da un singolo fabbricante come insieme di almeno due componenti distinti che devono essere assemblati per essere installati nelle opere di costruzione;
Norma armonizzataNorma adottata da uno degli organismi europei di normalizzazione di cui all’allegato I della direttiva 98/34/CE, in seguito a una richiesta formulata dalla Commissione Europea conformemente all’articolo 6 di tale direttiva;
ETA
Valutazione tecnica europea
Valutazione documentata della prestazione di un prodotto da costruzione, in relazione alle sue caratteristiche essenziali, conformemente al rispettivo documento per la valutazione europea;
DOP
Dichiarazione di prestazione
Documento riportante le informazione sulle prestazioni del materiale da costruzione, rilasciato quando può essere applicato sulla base di una norma armonizzata o e conforme ad una ETA (art.4, comma 2, reg. UE n. 305/2011).
Marcatura CESimbolo “CE” apposto sui prodotti che rispettano le norme europee di riferimento, solo se il fabbricante ha redatto una DOP, con cui si assume la responsabilità della conformità del prodotto da costruzione.
Omologazione italianaProcedura tecnico-amministrativa per prodotti di costruzione, ai sensi del DM 26/6/84, applicato nei casi in cui non è possibile una marcatura CE in quanto non vi sono norme tecniche EN di riferimento.
Sistema di isolamento a cappotto
(ETICS)
In inglese ETICS (External Thermal Insulation Composite System), un sistema di prodotti definiti dal produttore composto da collante e/o fissaggio meccanico, isolante termico, intonaco di base, rete di rinforzo, intonaco di finitura con eventuale strato di fondo e/o finitura decorativa.
L’ETICS è quello che viene valutato nell’ETA, così come le prove di laboratorio e tutte le relative certificazioni. (di seguito un immagine di esempio).
ESEMPIO di classificazione di reazione al fuoco per l’intero sistema di isolamento a cappotto ETICS

Ricorda che, ciò che il professionista antincendio e/o direttore dei lavori andrà a valutare, sarà principalmente l’intero ETICS e non i materiali presi singolarmente.

La mancanza di una norma tecnica armonizzata di riferimento per i sistemi cappotto ETICS

Ora finalmente potrai conoscere la parte più interessante. La prima informazione da conoscere è che:

Attualmente non ci sono norme tecniche armonizzate per i sistemi cappotto ETICS applicati all’esterno

Oggi le norme armonizzate esistono per il singolo materiale (EPS, XPS, PU, ecc…), con possibilità di marcatura CE per ognuno, ma non vi è alcun riferimento obbligatorio per effettuare la marcatura CE di un insieme di materiali accoppiati.

NORMA TECNICATIPOLOGIA DI ISOLANTE
EN 13162Isolanti termici per edilizia – Prodotti di lana minerale (MW) ottenuti in fabbrica – Specificazione
EN 13163Isolanti termici per edilizia – Prodotti di polistirene espanso (EPS) ottenuti in fabbrica – Specificazione
EN 13164Isolanti termici per edilizia – Prodotti di polistirene espanso estruso (XPS) ottenuti in fabbrica – Specificazione
EN 13165Isolanti termici per edilizia – Prodotti di poliuretano espanso rigido (PU) ottenuti in fabbrica – Specificazione
EN 13166Isolanti termici per edilizia – Prodotti di resine fenoliche espanse (PF) ottenuti in fabbrica – Specificazione
EN 13167Isolanti termici per edilizia – Prodotti di vetro cellulare (CG) ottenuti in fabbrica – Specificazione
EN 13168Isolanti termici per edilizia – Prodotti di lana di legno (WW) ottenuti in fabbrica – Specificazione
EN 13169Isolanti termici per edilizia – Pannelli di perlite espansa (EPB) ottenuti in fabbrica – Specificazione
EN 13170Isolanti termici per edilizia – Prodotti di sughero espanso (ICB) ottenuti in fabbrica – Specificazione
EN 13171Isolanti termici per edilizia – Prodotti di fibre di legno (WF) ottenuti in fabbrica – Specificazione
EN 14064-1Isolanti termici per edilizia – Prodotti sfusi di lana minerale (MW) realizzati in sito – Parte 1: Specifiche per i prodotti sfusi prima dell’installazione
EN 14064-2Isolanti termici per l’edilizia – Prodotti sfusi di lana minerale (MW) realizzati in sito – Parte 2: Specifiche per i prodotti installati
EN 14315-1Isolanti termici per edilizia – Prodotti di poliuretano espanso rigido (PUR) e di poliisocianurato espanso rigido (PIR) spruzzati e formati in sito – Parte 1: Specifiche per il sistema espanso rigido a spruzzo prima dell’installazione
EN 14315-2Isolanti termici per edilizia – Prodotti di poliuretano espanso rigido (PUR) e di poliisocianurato espanso rigido (PIR) spruzzati e formati in sito – Parte 2: Specifiche per i prodotti messi in opera
EN 14316-1Isolanti termici per edilizia – Isolamento termico realizzato in sito con prodotti di perlite espansa (EP) – Parte 1: Specifiche per i prodotti legati e sfusi prima della messa in opera
EN 14316-2Isolanti termici per edilizia – Isolamento termico realizzato in sito con prodotti di perlite espansa (EP) – Parte 2: Specifiche per prodotti messi in opera
EN 14317-1Isolanti termici per edilizia – Isolamento termico realizzato in sito con prodotti di vermiculite espansa (EV) – Parte 1: Specifiche per i prodotti legati e sfusi prima della messa in opera
EN 14317-2Isolanti termici per edilizia – Isolamento termico realizzato in sito con prodotti di vermiculite espansa (EV) – Parte 2: Specifiche per prodotti messi in opera
EN 14318-1Isolanti termici per edilizia – Prodotti di poliuretano espanso rigido (PUR) e di poliisocianurato espanso rigido (PIR) formati in sito per iniezione – Parte 1: Specifiche per il sistema espanso rigido per iniezione prima dell’installazione
EN 14318-2Isolanti termici per edilizia – Prodotti di poliuretano espanso rigido (PUR) e di poliisocianurato espanso rigido (PIR) formati in sito per iniezione – Parte 2: Specifiche per i prodotti messi in opera
EN 15732Isolamento termico e prodotti leggeri di riempimento per applicazioni di ingegneria civile (CEA) – Prodotti di aggregati leggeri di argilla espansa (LWA)
EN 16069Isolanti termici per edilizia – Prodotti di polietilene espanso (PEF) ottenuti in fabbrica – Specificazione
Norme armonizzate per gli isolanti termici per l’edilizia

L’unico riferimento, che viene utilizzato su base volontaria, è il documento EAD 040083-00-0404 “External Thermal Insulation Composite Systems (ETICS) with renderings” che sostituisce il vecchio ETAG 004/2003.
(Ricorda che ne esistono anche altri, come ad esempio quello per gli “intonaci isolanti”, ossia il documento EAD 090062-00-0404).

Sulla base di questi due documenti, possiamo trovare sul mercato vari ETA a corredo del sistema di isolamento a cappotto con cui si documenta la valutazione della prestazione del prodotto e il come deve essere utilizzato.

In rete se ne trovano molti e nel link che segue potrai leggere l”esempio della ETA-07/0280 dove troverai nel dettaglio:

  • 1 Descrizione tecnica del prodotto
    • 1.1 Componenti del kit
  • 2 Specificazione dell’impiego previsto in accordo con ETAG o EAD di riferimento
    • 2.1 Produzione
    • 2.2 Istallazione
    • 2.3 Manutenzione e riparazione delle opere
  • 3 Prestazioni del prodotto e riferimento ai metodi utilizzati per la valutazione
    • 3.1 Reazione al fuoco
    • 3.2 Igiene, salute e ambiente
    • 3.3 Caratteristiche e parametri dei componenti
  • 4 Sistema applicato di Valutazione e Verifica della Costanza della Prestazione (AVCP o VVCP)
  • 5 Dettagli necessari all’implementazione della AVCP

Solitamente, per quanto concerne gli aspetti della protezione antincendio:

  • al paragrafo 1.1 troverai la configurazione del sistema di isolamento a cappotto ETICS (detto anche “kit”);
Esempio di specifica del KIT che può essere consultato nell’ETA
  • al paragrafo 2.2 troverai le informazioni per la posa in opera (le aziende più blasonate offrono anche un esaustivo manuale di posa in opera più dettagliato).
  • al paragrafo 3.1 si trovano le informazioni concernenti la sicurezza antincendio e che saranno a disposizione degli addetti ai lavori del cantiere edile.
Esempio di specifica della reazione al fuoco che può essere consultato nell’ETA

Tutte le aziende produttrici che, su base volontaria, decideranno di elaborare un ETA nel rispetto delle linee guida ETAG/EAD, potranno quindi operare la marcatura CE del sistema di isolamento a cappotto ETICS, riuscendo così a mettere a disposizione del cliente:

  • La DOP, dichiarazione di prestazione;
  • Il marchio CE del sistema di isolamento a cappotto

E tutto dovrà essere disponibile in lingua italiana.

Come deve comportarsi il professionista antincendio

Finalmente si può andare dritti al nocciolo della questione:

  1. nella preparazione di computi metrici e capitolati d’appalto tecnici:

Potresti, ad titolo esemplificativo, aggiungere nelle voci del cappotto una nota del tipo:

Sistema a cappotto dotato di marcato CE, dotato di ETA secondo ETAG 004 o
EAD 040083-00-0404 (o altro relativo al sistema che effettivamente sarà usato) e posato da personale con requisiti tecnici certificati da norma UNI 11716

  1. nella direzione dei lavori:

Prima e durante la fase di cantiere, il direttore dei lavori deve approvare gli acquisti. Specificatamente, per gli isolanti in facciata, si dovrà verificare la presenza del marchio CE, verificare la DOP e studiare l’ETA dove vi sono le informazioni sull’installazione, la manutenzione e la reazione al fuoco.

E, usando come riferimento la “Guida per la determinazione dei requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili” (la Circolare 5043 del 15 aprile 2013 che devi assolutamente leggere), potrai verificare il rispetto dei requisiti di reazione al fuoco dell’ETICS secondo quanto segue:

4. REAZIONE AL FUOCO

I prodotti Isolanti presenti in una facciata, comunque realizzata secondo quanto indicato nelle definizioni di cui al punto 2, devono essere almeno di classe 1 di reazione al fuoco ovvero classe B-s3-d0, in accordo alla decisione della Commissione europea 2000/147/CE del 8.2.2000.
La predetta classe di reazione al fuoco, nel caso in cui la funzione isolante della facciata sia garantita da un insieme di componenti unitamente commercializzati come kit, deve essere riferita a quest’ultimo nelle sue condizioni finali di esercizio.

I prodotti isolanti, con esclusione di quelli posti a ridosso del vani finestra e porta-finestra per una fascia di larghezza 0,60 m e di quelli posti alla base della facciata fino a 3 m fuori terra, possono non rispettare i requisiti di reazione al fuoco richiesti al primo capoverso purché siano installati protetti, anche all’Interno di Intercapedini o cavità, secondo le indicazioni seguenti:

– prodotto isolante C-s3-d2 se protetto con materiali almeno di classe A2;
– prodotto isolante di classe non inferiore ad E se protetto con materiali almeno di classe A1 aventi uno spessore non inferiore a 15 mm.
soluzioni protettive ulteriori possono essere adottate purché supportate da specifiche prove di reazione a fuoco su combinazione di prodotti (supporti, isolanti, protettivi) rappresentativi della situazione in pratica che garantiscano una classe di reazione al fuoco non inferiore ad 1 ovvero B-s3-d0.

Limitatamente alle pareti ventilate non ispezionabili e protezioni sopra definite possono non essere applicate se la parete rispetta le prescrizioni di cui al precedente punto 3.3.

Le guarnizioni, i sigillanti e i materiali di tenuta, qualora occupino complessivamente una superficie maggiore del 10% dell’intera superficie della facciata, dovranno garantire gli stessi requisiti di reazione al fuoco Indicati per gli isolanti.

Tutti gli altri componenti della facciata, qualora occupino complessivamente una superficie maggiore del 40% dell’intera superficie della facciata, dovranno garantire gli stessi requisiti di reazione al fuoco indicati per gli isolanti.
Per gli elementi in vetro non viene richiesta alcuna prestazione di reazione al fuoco.

Qualora elementi metallici (staffe, perni, viti, ecc.) o impianti, suscettibili In condizioni di esercizio per raggiungere la temperatura superiore a 150 °C, attraversano prodotti isolanti che non rispettano i requisiti di reazione al fuoco richiesti al primo capoverso, è necessario separare tali elementi dal contatto diretto con il prodotto isolante.

La nuova regola tecnica V.13

Con il DM 30/3/2022, il Codice di Prevenzione Incendi si è arricchito con il nuovo capitolo V.13 “Chiusure d’ambito degli edifici civili”, in vigore dal 7 luglio 2022 e che, sia ben chiaro, si può applicare solo con il DM 3/8/2015.

ATTENZIONE AL CAMPO DI APPLICAZIONE
La regola tecnica V.13 si applica a tutti gli edifici civili (es. strutture sanitarie, scolastiche, alberghiere, commerciali, uffici, residenziali …) in cui è applicabile il Codice di Prevenzione Incendi.
Per le abitazioni civili con altezza antincendio sopra i 12 m, a maggio 2022, non si può applicare il Codice in quanto la regola tecnica specifica è ancora in bozza.
Dal 28 ottobre 2022, data di entrata in vigore del “Decreto Minicodice”, nel caso in cui l’edificio si configurasse come luogo di lavoro (con condominio costituito) e l’ultimo piano fosse a quota inferiore a 12 metri, è prevista la possibilità di utilizzo del codice in virtù dell’art.3, c.4.
Nel caso si optasse per questa scelta, la regola tecnica V.13 sarebbe applicabile ai sensi del paragrafo V.13.3.

Grazie a questa regola tecnica è finalmente possibile armonizzare l’approccio semi-prestazionale del Codice di Prevenzione Incendi con le prestazioni e i requisiti degli isolanti esterni, con nuove definizioni e soluzioni da utilizzare come strategia antincendio.

Viene finalmente introdotta, in un provvedimento dello Stato, la fascia di separazione, ossia la porzione di chiusura d’ambito costituita da uno o più elementi costruttivi aventi classe di resistenza al fuoco determinata e materiali classificati per reazione al fuoco, atta a limitare la propagazione orizzontale o verticale dell’incendio.

Con le seguenti caratteristiche richieste:

FACCIATAa) devono essere realizzate con materiali in classe di reazione al fuoco non inferiore a A2-s1,d0

e

b) devono essere costituite da uno o più elementi costruttivi aventi classe di resistenza al fuoco E30-ef(o → i) o, se portanti, RE30-ef(o → i)
COPERTURALe fasce di separazione ed eventuali altre protezioni devono avere classe di comportamento al fuoco esterno BROOF(t2), BROOF(t3), BROOF(t4) oppure essere di classe di resistenza al fuoco EI30.
CARATTERISTICHE GENERALILe porzioni di chiusura d’ambito comprese nelle fasce di separazione ed in eventuali altre protezioni possono presentare aperture solo se provviste di serranda tagliafuoco o sistema equivalente a chiusura automatica in caso di incendio, con i medesimi requisiti di resistenza al fuoco della fascia di separazione, oppure devono essere testate in configurazione totale come da EN 1364-3.
Caratteristiche delle fasce di separazione, par. V.13.5.1 del Codice di Prevenzione Incendi [1]

L’articolo termina qui; sperando che potrà esserti utile, ti lascio alcuni riferimenti utili per l’approfondimento.

RIFERIMENTIAUTORI
[1]DM 3/8/2015 e ss.mm.ii. – “Codice di Prevenzione Incendi”Ministero dell’Interno
[2]DM 10/3/2005 – Classi di reazione al fuoco per i prodotti da costruzione da impiegarsi nelle opere per le quali è prescritto il requisito della sicurezza in caso d’incendioMinistero dell’Interno
[3]DM 15/3/2005 – Requisiti di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione installati in attività disciplinate da specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi in base al sistema di classificazione europeo.Ministero dell’Interno
[4]DM 26/6/1984 – Classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendiMinistero dell’Interno
[5]Incendio di Torre del Moro (Milano): la normativa antincendio per le facciateEPC Editore
[6]Facciate a cappotto: superbonus e sicurezzaMarco Gabriele Cavriani, Marcello Lombardini, Sergio Schiaroli, Fabio Mazzarella, Rivista Antincendio Dicembre 2020
[7]Reazione al fuocoINAIL – Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro
[8]UNI EN 13501-1:2019
Classificazione al fuoco dei prodotti e degli elementi da costruzione – Parte 1: Classificazione in base ai risultati delle prove di reazione al fuoco
UNI – Ente Italiano di Normazione
[9]UNI/TR 11715:2018
Titolo : Isolanti termici per l’edilizia – Progettazione e messa in opera dei sistemi isolanti termici per l’esterno (ETICS)
UNI – Ente Italiano di Normazione
[10]Manuale per la prevenzione del rischio incendio negli interventi di riqualificazione energetica degli edifici per il lavoroErminia Attaianese, Antonio Bilotta,
[11]Il comportamento al fuoco delle facciateFIVRA, febbraio 2020
[12]Sicurezza antincendio delle facciate negli edificiM J Rukavina, M Carević, I B Pečur, University of Zagreb, 2017
[13]Development of a European approach to assess the fire performance of facadesEuropean Commission, 2018
[14]Fire Safety of FacadesJ Andersson, L Boström, R J McNamee, Brandforsk,
2017
[15]Fire safety of multi-storey building facadesY Martin, S Eeckhout, L Lassoie, E Winnepenninckx, B Deschoolmeester, BBRI, 2017
[16]Façade requirements in the 2021 edition of the US International Building CodeM M Hirschler, Fire and Materials. 2020.
[17]UNI 11716:2018
Attività professionali non regolamentate – Figure professionali che eseguono la posa dei sistemi compositi di isolamento termico per esterno (ETICS) – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza
UNI – Ente Italiano di Normazione
[18]Misure di protezione antincendio per coibentazione termica esterna intonacata (CTEI)EPS Verband Schweiz, 2018
[19]DM 16 maggio 1987 – Norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazioneMinistero dell’Interno

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