Quando la maggior parte delle persone si addensa verso un’uscita di emergenza si crea quello che si chiama sovraffollamento localizzato. La valutazione di questo aspetto non è sempre un vincolo progettuale ma può diventare fondamentale per rendere un sistema d’esodo ancora più efficiente.
Il tema del sovraffollamento localizzato è spesso tralasciato nella sicurezza aziendale. Puoi avere un edificio a norma con una capienza di 600 occupanti, con 5 uscite certificate per permettere il deflusso di 120 persone, ma se hai grossi flussi e non comprendi come si addensa la folla in punti specifici potresti ritrovarti 350 persone su un’unica uscita.
In generale, il sovraffollamento localizzato è un problema critico perché è la causa principale degli incidenti mortali durante l’esodo delle folle [2], indipendentemente dalla tipologia di emergenza. Se avviene un incidente all’interno della tua attività o durante un evento di pubblico spettacolo, le ripercussioni non sono solo umane, ma anche legali e di reputazione del brand.
Il titolare di un azienda, indipendentemente che sia aperta al pubblico o no, deve garantire che l’evacuazione sia rapida e sicura. Ignorare che la folla possa “tappare” un’uscita, anche se la larghezza della porta è a norma, è un errore molto semplice da commettere. Affrontare questo aspetto forse non cambierà molto per il rispetto della normativa antincendio ma è un passo fondamentale per passare ad una sicurezza “proattiva” che può permetterti di gestire il rischio per proteggere il tuo business.
In questo articolo esploreremo perché la densità di affollamento debba essere valutata come un valore dinamico, come la progettazione del sistema d’esodo possa prevenire disastri e perché guardare solo alla capienza totale della tua struttura sia un errore che non puoi permetterti di commettere.
Perché la folla si concentra solo su alcune zone?
Il sovraffollamento localizzato non è quasi mai un evento casuale, ma il risultato di una discrepanza tra la domanda di movimento (quante persone vogliono andare in un posto) e l’offerta spaziale/temporale (quanto spazio o tempo hanno per farlo).
Si crea principalmente per tre fattori:

| Vincoli geometrici | I vincoli geometrici come i colli di bottiglia (restringimenti dei percorsi) riducono la portata dei flussi. Sulle scale la velocità cala del 50%, creando accumuli rapidi. Se la domanda supera la capacità di varchi o corridoi, la densità esplode in quei punti specifici creando pericolosi tappi. Geometrie inadeguate richiedono design ottimizzati per garantire l’affidabilità dell’evacuazione |
| Fattori temporali | I fattori temporali causano sovraffollamento quando la domanda di movimento si concentra in tempi ridotti. Scadenze come l’inizio di un evento, partenze di treni o offerte lampo spingono le persone a competere per non perdere un’opportunità, stessa cosa quando c’è un emergenza. Questo movimento simultaneo genera picchi improvvisi che saturano varchi e percorsi, creando densità critiche localizzate. |
| Comportamenti sociali | L’influenza sociale induce l’imitazione, portando gli occupanti ad affidarsi alle azioni altrui per decidere se e come evacuare. Spesso si preferiscono percorsi familiari e semplici rispetto a quelli sconosciuti, saturando singole uscite. Famiglie e gruppi si muovono uniti: i forti legami personali guidano le decisioni individuali, ostacolando la velocità complessiva di deflusso. |
Il sovraffollamento localizzato nasce quando la pianificazione non tiene conto del fatto che la folla non si distribuisce mai in modo uniforme su tutta la superficie disponibile.
Il sovraffollamento localizzato
Per capirci bene, dobbiamo parlare la stessa lingua tecnica, ma semplificata. Ecco i termini che dovresti conoscere per capire l’argomento di oggi:
| Densità Crowd Density | È il numero di persone in un’area specifica, misurato in persone per metro quadrato (p/m2). Un valore di 0,5 p/m2 garantisce libertà di movimento; sopra le 2 p/m2 inizia il disagio; sopra le 10 p/m2 si rischia la morte per soffocamento |
| Flusso Crowd flow | Indica quante persone passano attraverso un varco (come una porta) in un dato tempo. Si misura in persone al metro per secondo (p m-1 s-1). |
| Colli di bottiglia Bottleneck | Qualsiasi punto del percorso dove la capacità di deflusso si riduce (una porta, un corridoio che si restringe, una scala). |
| LOS Livello di servizio Level of service | Si tratta di un parametro normalmente utilizzato come uno strumento di pianificazione per ottimizzare il comfort e l’efficienza commerciale di qualsiasi spazio pubblico con una valutazione che va da A (ottimo) ad F (pessimo). Per l’esodo in emergenza, il LOS ci può aiutare a stabilire se il tempo necessario per uscire sia compatibile con la sicurezza degli occupanti o se servano correttivi. |
| Sovraffollamento localizzato Crowd Crush | Il codice di prevenzione incendi lo definisce come “Pressione incontrollata della folla che determina lo schiacciamento degli occupanti ed il pericolo di asfissia.” (G.1.9, punto 24). In generale è la condizione in cui la densità di persone in una zona specifica (ad esempio davanti a un’uscita) supera i limiti di sicurezza, anche se il resto dell’edificio è vuoto. |
Poi ci sono anche tempi di sviluppo dell’esodo che si dividono in sotto-tempistiche che identificano dei tipici comportamenti psico-sociali e dinamici della folla. Di seguito si elencano nella tabella i tempi rappresentati in fig. 2:

| tRIVELAZIONE | Il tempo di rivelazione è determinato dalla tipologia di sistema di rivelazione e dallo scenario di incendio. È il tempo necessario al sistema di rivelazione automatico per accorgersi dell’incendio. Viene calcolato analiticamente o con apposita modellizzazione numerica degli scenari d’incendio e del sistema di rivelazione. |
| tALLARME | Tempo che intercorre tra la rivelazione dell’incendio e la diffusione dell’informazione agli occupanti, dell’allarme generale. |
| tRICONOSCIMENTO | Il tempo durante il quale gli occupanti continuano le attività che stavano svolgendo prima dell’allarme generale, finché riconoscono l’esigenza di rispondere all’allarme |
| tRISPOSTA | Tempo in cui gli occupanti cessano le loro attività normali e si dedicano ad attività legate allo sviluppo dell’emergenza, quali: raccolta di informazioni sull’evento, arresto e messa in sicurezza delle apparecchiature, raggruppamento del proprio gruppo (lavorativo o familiare), lotta all’incendio, ricerca e determinazione della via d’esodo appropriata (wayfinding) ed altre attività a volte anche errate ed inappropriate. |
| tPRE-MOVIMENTO | Tempo composto dal tempo di riconoscimento e dal tempo di risposta |
| tMOVIMENTO | Tempo impiegato dagli occupanti per raggiungere un luogo sicuro dal termine delle attività di pre-movimento. |
| RSET | Tempo richiesto per l’esodo |
| Margine di sicurezza | Differenza ASET – RSET, la quale rappresenta il tempo che il professionista antincendio aggiunge al tempo richiesto per l’esodo (RSET) in base alle sue ipotesi assunte, anche considerando le evidenze delle letteratura tecnica internazionale |
| ASET | Tempo disponibile per l’esodo |
Ora che ho definito i termini tecnici, proseguiamo con l’argomentazione.
Come si crea il sovraffollamento localizzato: i meccanismi socio-tecnici
Il meccanismo con cui si sviluppa il flusso di una folla è simile a quello di un fluido in un tubo che trova un’ostruzione ma con alcune specificità che dipendono dalla natura sociale antropologica:
| Effetto “Faster-is-Slower“ | Quando le persone hanno fretta (per un incendio o una promozione imperdibile), iniziano a spingere. Più spingono, più si incastrano fisicamente, con la possibilità di formare una sorta di “arco” umano davanti ad una porta con larghezza insufficiente. Risultato? Il flusso diminuisce proprio quando dovrebbe essere massimo. [2] |

| Valanga di folla Crowd Avalanche | Quando la densità supera le 6-7 p/m2 [2], il contatto fisico diventa totale. Le forze si trasmettono da corpo a corpo. Se qualcuno inciampa, si crea un “buco” nel quale le persone retrostanti cadono per effetto della pressione, creando una pila di corpi. |
| Effetto gregge | Le persone tendono a imitare gli altri. Se vedono una massa dirigersi verso una porta, la seguiranno, anche se c’è un’altra uscita libera a pochi metri. Questo porta alla saturazione di una sola via d’uscita lasciando le altre inutilizzate. |
| Onde d’urto Shockwaves | In una folla densa, un piccolo movimento in avanti si propaga all’indietro come un’onda, facendo perdere l’equilibrio alle persone e aumentando le probabilità della valanga di folla. |
Cosa succede se si guarda solo il normale affollamento?
L’errore più comune degli titolari di aziende con grossi affollamenti è guardare la media e non il picco. Se un teatro ha 1000 posti e 10 uscite, il “normale affollamento” ci dice che tutto va bene ma la realtà è ben diversa.
Guardare solo l’affollamento come un flusso che si divide equamente con gli ostacoli significa:
| Ignorare i nodi critici | Le persone potrebbero concentrarsi tutte sulla scala principale perché è la più bella o vicina al bar. Quella scala diventerà un punto di rischio mortale mentre le altre sono deserte. |
| Sottovalutare tPRE-MOVIMENTO | Molte persone, quando sentono un allarme, non scappano subito; finiscono di fare quello che stanno facendo, cercano gli amici o raccolgono i bagagli. Questo crea un “ritardo” che poi porta tutti a scappare contemporaneamente, saturando i percorsi in pochi secondi. |
| Fallimento del modello idraulico | Trattare gli evacuati come flussi idraulici ignora la complessità del comportamento umano, guidato da percezione del rischio ed emozioni come la paura. Le persone spesso ritardano il movimento per cercare informazioni o imitare gli altri. Senza modellare questi fattori psicologici e sociali, i sistemi di sicurezza risultano inadeguati. |
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Come si risolve con la progettazione?
Il sovraffollamento localizzato si può gestire con la progettazione se, oltre alle classiche soluzioni conformi, si applicano dei principi noti nella letteratura tecnica sulla progettazione dei flussi di esodo, detta “flow design“:
| Evitare i contro flussi | Si progettano i percorsi in modo che i flussi di chi entra e chi esce abbiano minime probabilità di incrociarsi. |

| Prima del collo di bottiglia prevedere un “distributore di flussi“ | La natura insegna: così come la foce a delta di un fiume, allo stesso modo si può fare con i colli di bottiglia. Per questo è meglio avere diverse uscite piccole distribuite che una sola enorme. Questo divide la pressione e rende il sistema più “resiliente”, come se fosse un distributore di fluido che diminuisce la turbolenza. |
| Usare ostacoli strategici | Se la progettazione architettonica lo permette, posizionare un pilastro o un ostacolo (opportunamente calcolato) a una certa distanza davanti a un’uscita può “rompere” la pressione della folla e prevenire la formazione dell’arco di blocco, rendendo l’evacuazione più fluida. |

| Utilizzare i principi della “Nudge Theory” | Si tratta di un approccio psicologico ed ingegneristico che mira a influenzare il comportamento delle persone in modo prevedibile, senza però vietare alcuna opzione o modificare gli incentivi economici. Ciò si può fare con la musica, una voce rassicurane, sfruttando l’imitazione e/o l’illuminazione. |
| Uso dello spazio calmo | Oramai conosciutissimo in Italia grazie al Codice di Prevenzione Incendi è la soluzione ideale per le persone con disabilità che possono attendere soccorso senza intralciare il flusso di chi può scendere le scale. |

| Simulazioni dell’esodo | Grazie alla FSE, oggi è possibile testare l’edificio con software che simulano ogni singola “persona virtuale” con il suo carattere e la sua velocità. Questo permette di individuare i punti dove si creeranno code già in fase di progetto |
Conclusione
Per gli imprenditori che gestiscono aziende ad alto affollamento, investire in una progettazione avanzata porta vantaggi tangibili non solo durante l’emergenza: meno code significa che i clienti circolano meglio, possono comprare più prodotti o servizi e l’esperienza d’uso della struttura migliora drasticamente (LOS elevato).
Riuscendo a coinvolgere gli ingegneri antincendio fin dalle prime fasi preliminari con gli architetti può aiutare ad ottimizzare gli spazi, evitando di sprecare metri quadrati in zone inutili e di potenziare i varchi dove realmente serve.
Ancora, se si vuole veramente puntare all’inclusività, si deve necessariamente pensare alle persone con disabilità gestendo bene gli affollamenti, magari in futuro con sensori moderni che possono anche indirizzare il flussi per l’impedire il sovraffollamento.

Ricordati: progettare per evitare il sovraffollamento localizzato, può essere sia la firma di un imprenditore lungimirante che il differenziale di qualità per un progettista antincendio che sa anticipare i problemi, indipendentemente dagli obblighi normativi.
Riferimenti
| RIFERIMENTO | AUTORI | |
|---|---|---|
| [1] | DM 3/8/2015 e ss.mm.ii. Allegato I “Codice di Prevenzione Incendi“ | AA.VV. Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (ITA) |
| [2] | Introduction to Crowd Management | C. Feliciani, K. Shimura, K. Nishinari (2023) SPRINGER |
| [3] | SFPE Guide to Human Behavior in Fire | AA.VV. SPRINGER |
| [4] | Crowd behavior at mass gatherings: a literature review | K.M., Tan, H.M., Grief, M., Couns, P., Zeitz, C.J. Prehospital Disaster Med |
| [5] | Means of Escape for Disabled People | AA.VV. HM Government |
| [6] | Fouloscopie – Ce que la foule dit de nous | Mehdi Moussaid Humen Sciences |

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