Gli incendi nelle cosiddette “Attività di Stoccaggio e Trattamento Rifiuti”, disciplinate dal DLgs 152/06, sono oggi una vera spina nel fianco per chi ha voglia di mettersi in regola e per i progettisti che devono trovare soluzioni che garantiscano la sicurezza antincendio senza per forza costringere le imprese ad investimenti proibitivi.

L’impatto dell’incendio in una realtà che gestisce rifiuti può essere devastante: non ho trovato dati per l’Italia ma si stimano miliardi di dollari all’anno solo in USA e Canada [4]. Inoltre, in base ai rifiuti stoccati, l’incendio può sviluppare dei prodotti di combustione che possono essere a bassa biodegradabilità, con notevole persistenza negli anni in tutte le matrici ambientali (acqua, aria e terra).

L’innovazione tecnologica ha anche variato le cause di innesco di questi incendi: mentre prima la causa principale era, dopo il dolo, l’auto-combustione, oggi sta prepotentemente emergendo l’innesco da parte delle batterie agli ioni di litio e simili, presenti all’interno di dispositivi elettronici o di micro-mobilità.

Nell’articolo di oggi condividerò con te un po’ di ragionamenti che spero ti aiuteranno ad aver maggior consapevolezza del problema.

L’ipocrisia del carico di incendio adeguato alla resistenza al fuoco delle strutture di stoccaggio e trattamento rifiuti

Notoriamente, si cerca di fare in modo che una struttura resti in piedi coerentemente con il combustibile stoccato al suo interno. Spesso, però, si bleffa e tanti fanno finta di non vedere.

In uno stabilimento dove si immagazzinano rifiuti, mi sono reso conto ancora di più della differenza tra i documenti e la realtà, dai un occhiata all’immagine seguente:

Fig. 1 – Distribuzione del carico di incendio all’interno di un edificio di 1000 metri quadrati

Solitamente si hanno a disposizione strutture che possono resistere 120 minuti ma, a vantaggio di sicurezza, se ne possono ipotizzare 180. In coerenza con questo tempo, si può ipotizzare una configurazione di stoccaggio con un’altezza (3 metri), un grado di vuoto ampio (70%) e un materiale plastico (polietilene). Il risultato? Nemmeno il 20% dell’edificio è stato utilizzato, situazione palesemente contrastante con la realtà del 99% dei siti italiani.

Questa situazione, originata evidentemente da un ampia tolleranza da parte delle istituzioni, è un problema enorme che non permette di affrontare il problema direttamente

La realtà che nessuno voleva vedere con gli incendi italiani nelle attività di stoccaggio e trattamento rifiuti, almeno fino al 2019

La conformità alle normative antincendio e a quelle ambientali sono solo la punta di un iceberg con problemi sommersi che però sono ben conosciuti dagli addetti ai lavori:

Fig.2 – Cause principali degli incendi nelle attività di stoccaggio e trattamento rifiuti in Italia [5]
🟥Fragilità degli impianti, spesso non dotati di sistemi adeguati di sorveglianza e controllo
🟥la rarefazione dei controlli sulla gestione che portano a situazioni di sovraccarico degli impianti e quindi di incrementato pericolo di incendio
🟥la possibilità, determinata da congiunture nazionali e internazionali, di sovraccarico di materia non gestibile, che quindi dà luogo a incendi dolosi «liberatori»

Per comprendere la vera portata del problema di questi incendi sono necessari dati che ad oggi, al di fuori della relazione “Il fenomeno degli incendi negli impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti” [5] di una commissione parlamentare di inchiesta del 2018, non abbiamo.

Considerando solo i dati dal 2014 al 2018, possiamo fare una classifica che dovrebbe farci riflettere:

1Incendio dolosoLa causa più frequente negli impianti di stoccaggio e trattamento rifiuti, probabilmente per smaltire illecitamente materiale in sovraccarico . Indagini rivelano spesso sospetti fondati su evidenze come più focolai contemporanei, presenza di acceleranti o movimenti sospetti.
2Incendio colposoAvvengono per negligenza o inosservanza di norme, ad esempio per l’inosservanza delle procedure di sicurezza sul lavoro durante saldatura vicino a rifiuti plastici, o per una negligenza nella custodia degli oli esausti.
3Cause non accertateMolti incendi negli impianti rimangono con cause non accertate. Spesso le indagini non riescono a stabilire l’origine del rogo e, in alcuni casi, anche gli accertamenti dei Vigili del Fuoco e dell’ARPA non conducono a una determinazione delle cause. Questa incertezza emerge anche dalle risposte delle procure, dove una parte significativa degli incendi risulta con cause ignote.
4Lacune nella gestione della sicurezza antincendio (GSA) Le carenze nella GSA pesano. Un mancato raffreddamento del trituratore di rifiuti, uno stoccaggio disordinato, idranti non funzionanti, sovraccarico di rifiuti (anche del triplo) possono solo aggravare il rischio d’incendio.
5Cause accidentaliAnche se vengono rispettate le regole, è possibile che comunque si inneschino gli incendi. Tali cause sono oggetto di studio e motivo di implementazione per il miglioramento continuo della sicurezza.
6AutocombustionePuò accadere per fermentazione di materiale organico, tessuti o ossidazione di polveri ferrose. Negli ultimi anni si aggiunge anche il thermal runaway di batterie al litio che, durante il trattamento, possono subire sollecitazioni meccaniche o termiche rilevanti.

È importante sottolineare che queste statistiche si basano su incendi pubblicamente riportati, il che significa che il numero reale di incidenti è significativamente più alto.

Le soluzioni tradizionali sono il passato: lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti merita l’innovazione

I sistemi antincendio tradizionali, come anche gli sprinkler automatici, possono non essere sempre efficaci nel far fronte alla rapidità di propagazione e all’intensità degli incendi innescati da batterie agli ioni di litio o in ambienti complessi come con i cumuli di rifiuti sciolti. Gli sprinkler si attivano generalmente in risposta al calore o al fumo diffuso, il che significa che un incendio potrebbe aver già raggiunto una fase significativa prima dell’intervento.

Inoltre:

  • l’acqua erogata, pur essendo un agente estinguente comune, potrebbe non essere la soluzione ottimale per gli incendi di batterie al litio, che possono rilasciare fumi tossici e riaccendersi;
  • la schiuma funziona meglio, ma l’estinguente esausto può contaminare le matrici acquatiche con i PFAS

Anche per la rivelazione dell’incendio le cose non vanno meglio: i classici rilevatori ottici ad infrarosso, chiamati solitamente “barriere lineari”, potrebbero essere lenti con soffitti molto alti e incendi che hanno un innesco lento. [6]

Il miglior approccio da utilizzare per la protezione attiva e la prevenzione degli incendi nelle attività di stoccaggio e trattamento rifiuti

Senza dirti cosa devi fare e quale prodotto acquistare, il mantra è costituito da questi tre punti fermi:

Per ognuno di questi tre aspetti si può giocare una partita complessa tra le competenze del progettista antincendio e le capacità di investimento delle aziende che devono, per forza di cose, pianificare adeguatamente le spese.

L’utilizzo di simulazioni con approccio ingegneristico può ottimizzare senz’altro gli investimenti ma, se i rifiuti hanno prodotti di combustione altamente inquinanti, purtroppo non si riescono ad evitare del tutto

Danni economici e ambientali

Le conseguenze degli incendi nei siti di gestione dei rifiuti vanno ben oltre i danni alle persone, ai beni e all’ambiente. Ci sono i costi indiretti, come l’interruzione delle business continuity, le spese di pulizia e le eventuali sanzioni normative.

Fig. 3 – Il percorso degli inquinanti derivati da un incendio

Come se non bastasse, il settore dello stoccaggio e riciclaggio dei rifiuti si trova sempre più sotto pressione a causa delle crescenti difficoltà nell’ottenere coperture assicurative adeguate. Le compagnie assicurative considerano infatti questo comparto ad alto rischio, soprattutto per l’elevata incidenza di incendi e per la difficoltà di monitoraggio continuo delle attività.

Tanto per fare un esempio reale ti racconto il caso di un’azienda operante nel Nord Italia, attiva nel trattamento di rifiuti plastici e carta che, pur investendo in sistemi di videosorveglianza, sensori antincendio e percorsi formativi per il personale, ha visto il proprio premio assicurativo raddoppiare nel giro di tre anni, nonostante non abbia mai subito sinistri. La compagnia assicurativa ha motivato l’aumento con un rischio “sistemico” del settore, indipendentemente dalle singole buone pratiche adottate ma la realtà è che la maggioranza delle aziende che, oggi, trattano rifiuti hanno un rischio ampiamente sottostimato.

Conclusioni

Il fenomeno degli incendi nelle attività di stoccaggio e trattamento dei rifiuti è un problema complicato da risolvere, soprattutto perché manca un monitoraggio di dati affidabili e un’onesta rappresentazione della realtà nel territorio italiano. Cambiare la direzione del nostro destino, fatto di troppa tolleranza e illegalità diffusa, richiederà un impegno congiunto da parte degli imprenditori, del CNVVF, degli istituti assicurativi, dei professionisti antincendio e, soprattutto, del governo Italiano che deve far eseguire le leggi che già esistono. Certamente, l’adozione di soluzioni innovative unita a una maggiore consapevolezza e a infrastrutture di smaltimento adeguate, è fondamentale per invertire la tendenza e proteggere le persone, le proprietà e l’ambiente, ma la strada è molto ripida. Solo con onestà intellettuale, consapevolezza e un approccio pratico alle realtà del territorio, si potrà vincere la guerra per la sicurezza antincendio.

Riferimenti

RIFERIMENTOAUTORE
[1]DPR 151/2011
Regolamento recante semplificazione dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi
Presidenza della Repubblica Italiana,
CNVVF
[2]Decreto del Ministero dell’Interno del 3/8/2015 e ss.mm.ii.
Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi
Ministero dell’Interno,
CNVVF
[3]DM 26 Luglio 2022
Norme tecniche di prevenzione incendi per gli stabilimenti ed impianti di stoccaggio e trattamento rifiuti
Ministero dell’Interno,
CNVVF
[4]Waste and recycling fires and how to fight them with Ryan FogelmanPODCAST 198, Fire Science Show, di Wojciech Węgrzyński
[5]Relazione sul fenomeno degli incendi negli impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti, 17 gennaio 2018Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati
[6]Reducing fire risk at waste management sitesWaste Industry Safety and Health Forum

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