Per l’imprenditore che ama la sua azienda, la sicurezza antincendio dovrebbe essere al massimo livello dell’innovazione tecnologica, coerentemente con le spese aziendali e con i beni da proteggere. Eppure i costi crescono sempre più e spesso ci si accontenta del rispetto dei minimi requisiti di legge. Bisognerebbe essere come un padre di famiglia, trovando il giusto equilibrio tra il buon senso che salva il business e gli investimenti che tolgono risorse dalle casse.
Ricordi i padri di famiglia di un tempo? Ai più fortunati basta guardare al passato, non solo ai padri ma anche alle madri che non pensavano solo a portare il pane a casa o cucinare, ma si preoccupano di come la casa era costruita, se le finestre chiudevano bene o se c’era un rischio che cadesse un vaso in testa i figli.
Non compravano la prima cosa che trovano: dal prosciutto al salumiere alla macchina familiare valutavano, si informavano, e “facevano le cose per bene”, con con l’obbiettivo di offrire benefici a 360°, tra cui anche la sicurezza di tutti i membri della famiglia. Questo modello, che ricorre in diverse norme del Codice Civile per amministratori, usufruttuari o conduttori, si riferisce alla “diligenza media”, un impegno adeguato di energie e mezzi che ci si aspetta da una persona di normale avvedutezza e accortezza.
Ma l’imprenditore non è un “buon padre di famiglia” qualunque nel senso comune del termine.
Nel mondo degli affari, questo concetto si eleva a una “diligenza qualificata”. Significa che non deve fare solo il minimo indispensabile come un “signor Rossi” qualunque, ma deve agire con l’attenzione e la cura che ci si aspetta da un professionista serio, preparato, zelante ed efficiente. Deve avere, insomma, il buon senso del buon imprenditore, che va oltre il semplice rispetto delle scadenze e dei bilanci, proiettato verso la massima sicurezza tecnologicamente possibile coerentemente con ciò che deve essere protetto e con il budget disponibile. Questo è il vero standard che andrebbe seguito.
Oltre la norma: la sicurezza antincendio che “conviene” e ti protegge davvero
Ora, cerchiamo di fare mente locale.
L’art. 2087 del Codice Civile, è il pilastro fondamentale dell’intero sistema di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Questo articolo dice una cosa fondamentale: l’imprenditore ha l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per proteggere la salute e l’integrità fisica dei suoi lavoratori. Non è un obbligo statico, del tipo “faccio il minimo sindacale e sono a posto“, ma è un dovere soggetto al miglioramento continuo, che si adatta ai tempi, al progresso tecnologico e alle caratteristiche specifiche dell’azienda.
L’Articolo 2087 del C.C. si pone quindi in un rapporto detto di “genus ad speciem”, con la legislazione speciale in materia di sicurezza, come il Testo Unico (D.Lgs. 81/2008).
Un rapporto di “genus ad speciem” si ha quando una norma o un concetto più generale (genus) comprende al suo interno una norma o un concetto più specifico (speciem). La norma speciale ha tutti gli elementi della norma generale, ma ne aggiunge altri, specificandone o limitandone l’ambito di applicazione.
Tradotto in soldoni: non si deve fare solo quello che è esplicitamente scritto nelle leggi specifiche (quelle del Testo Unico sulla sicurezza DLgs 81/08, per intenderci, che è la principale fonte normativa oggi), ma si devono anche adottare quelle misure che, pur non essendo obbligatorie per norma, sono “ragionevoli e necessarie” secondo il buon senso comune, la buona pratica del settore e le migliori tecnologie disponibili.
So benissimo che può sembrare esagerato ma l’inclusione del concetto del buon padre di famiglia (art. 2087 c.c.) è stata la naturale evoluzione della giustizia che ha cercato di colmare una lacuna intrinseca presente nelle sentenze che riguardavano la sicurezza nelle aziende, ossia che non si può prevedere ogni singolo fattore di rischio in ogni situazione specifica.
Quindi, il non aver previsto, ad esempio, una determinata posizione di un estintore non obbligatoria per legge ma la cui utilità è ampiamente dimostrata e/o non valutata, potrebbe configurare una negligenza per il datore di lavoro.
La gestione del rischio incendio: l’approccio intelligente del padre di famiglia
Sappiamo tutti che il mantra da ripetere all’infinito è che la sicurezza antincendio non è un costo, ma un investimento.
Aggiungerei che si tratta di un investimento strategico, perché può basarsi proprio su una strategia antincendio affidabile nel tempo, mirata e verificabile (detta anche “auditable”). Questa strategia deve essere strettamente collegata a un’accurata analisi dei rischi che solo un tecnico competente in materia può effettuare. Argomentiamo sinteticamente le due fasi principali:
La valutazione del rischio incendio
La valutazione dei rischi è un obbligo primario e non delegabile del datore di lavoro. Non è un foglio da compilare e dimenticare, ma un processo “accurato, esaustivo e programmatico”.
Si identificano tutti i potenziali rischi, anche quelli non immediatamente evidenti o non coperti da una norma specifica al momento.
È fondamentale considerare la gravità del danno, anche se causato da un piccolo incendio che interessa beni di alto valore o essenziali per la continuità operativa.
La valutazione deve portare all’identificazione di azioni correttive per raggiungere il livello di rischio accettabile definito dall’organizzazione e dalle leggi.
ATTENZIONE: redigere una valutazione dei rischi in modo insufficiente o non aggiornarla equivale a non farla e comporta responsabilità penali.
L’applicazione delle misure di prevenzione, di protezione e gestionali
Si deve tenere conto dell’esperienza e della tecnica: cosa suggerisce la pratica del tuo settore? Ci sono sistemi di allarme più evoluti, estintori a polvere o monitori a schiuma su ruote, o procedure di evacuazione più rodate?
In genere, se lo sviluppo tecnologico suggerisce nuovi e più sofisticati presidi per rendere una macchina più sicura, non basta che il macchinario sia a norma secondo le leggi passate. L’evoluzione tecnologica supera le prescrizioni tecniche. Tuttavia, non è richiesto di sostituire o adeguare immediatamente ogni nuova tecnologia, ma si deve fare una valutazione complessiva dei tempi, modi e costi dell’innovazione, purché i sistemi già adottati siano comunque idonei.
Perché andare oltre il minimo richiesto dalla legge? La convenienza che non si vede
Ovviamente, non sto parlando di aziende che sono in difficoltà e devono scegliere se chiudere o investire in sicurezza. In questo articolo si parla di aziende in salute dove il “buon padre di famiglia” può considerare gli investimenti in sicurezza non sono degli oneri ma un vantaggio competitivo e una salvaguardia per il business.
| Proteggi i tuoi dipendenti (e la tua coscienza) | Prima di tutto, ricorda che ci sono persone che possono essere coinvolte e che, a loro volta, potrebbero essere padri e madri di famiglia. L’Art. 2087 c.c. sottolinea il dovere di proteggere l’integrità fisica e morale dei lavoratori. Un buon imprenditore si preoccupa della sicurezza dei lavoratori e in genere degli occupanti dei luoghi di lavoro. |
| Proteggi i tuoi beni | Un incendio, anche piccolo, può distruggere anni di lavoro, proprietà, macchinari, dati. Un euro speso oggi in prevenzione “extra” può salvarti milioni domani e garantire la continuità aziendale. |
| Considera anche se la reputazione aziendale può attrarre investitori e nuova forza lavoro | La sicurezza è un valore. Un’azienda che dimostra di prendersi cura dei propri dipendenti e del proprio ambiente di lavoro gode di maggiore fiducia, sia dai clienti che dai partner, rafforzando la tua immagine. Un azienda sicura può essere un ottimo elemento di employer branding, attirando nuove leve proprio in settori carenti di manodopera. |
| Evita guai legali e penali e mantieni le condizioni affinché le assicurazioni possano coprire i danni. | Se succede un incidente e viene dimostrato che non si sono adottate misure “ragionevoli” suggerite dall’esperienza o dalla tecnica (anche se non esplicitamente obbligatorie), la responsabilità come datore di lavoro può essere elevatissima. Inoltre, in caso di difformità contro le regole tecniche di alcuni broker assicurativi (es. requisiti FM), si potrebbe perdere anche la possibilità della copertura assicurativa. La responsabilità può estendersi anche alla responsabilità amministrativa (D.Lgs. 231/2001) per reati come omicidio colposo o lesioni gravi/gravissime commessi in violazione delle norme antinfortunistiche. |
Conclusione
Alla fine, la “diligenza del buon padre di famiglia” applicata alla sicurezza antincendio (e alla sicurezza in generale) si traduce in una semplice, ma potente, idea: fare le cose fatte bene, con intelligenza e lungimiranza, pensando non solo a ciò che la legge impone, ma a ciò che è giusto e conveniente fare per proteggere il proprio business e chi ci lavora. Questo approccio non solo ci mette al riparo da rischi e responsabilità maggiori, ma contribuisce ad un ambiente di lavoro più solido, sereno e produttivo. È un investimento nel futuro della tua azienda, guidato dal miglior “buon senso” possibile.

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