Gli incendi dolosi rappresentano un problema sociale di vaste proporzioni, una delle principali cause di incendio e un grave reato su tantissimi livelli normativi. Le stime indicano che i costi diretti degli incendi dolosi superano i miliardi di euro all’anno, con un costo reale considerevolmente più alto se si includono tempi di indagine e perdite non assicurate. Con queste premesse, è necessario pensare seriamente a come difendersi da piromani e incendi dolosi.
I danni degli incendi europei hanno generato danni incalcolabili, da decine o addirittura centinaia di miliardi di euro ogni anno. Da un vecchio libro americano [1] abbiamo dei dati incredibili se pensiamo che siamo a 50 anni fa: nel 1975, il costo degli incendi dolosi fu di 1,4 miliardi di dollari, salito a quasi 2 miliardi di dollari nel 1976. Ogni anno, questi eventi causano centinaia di milioni di euro di perdite, centinaia di morti e migliaia di feriti. Nel 2011, in Italia, 60.000 ettari di bosco sono andati in fumo, e il bilancio del 2012 si preannunciava peggiore. I dati del 2020 di Legambiente hanno rilevato 62.623 ettari bruciati in Italia, con un aumento del 18,3% rispetto all’anno precedente, e il 60% dei roghi è stato di origine dolosa [2].
Purtroppo, per capire veramente il fenomeno ed avere una maggior visione d’insieme, bisogna capire che un incendio doloso abbraccia più sfere: malattie psichiche, criminalità organizzata e interessi egoistici.
Oggi si cercherà di fornire un quadro più chiaro e di costruire dei legami logici: ci sono lati nascosti che nemmeno i media vogliono portare alla luce, ci sono protagonisti inaspettati, motivazioni ciniche e strategie di contrasto inefficaci che devi conoscere affinché tu possa comprendere e prevenire gli eventuali incendi dolosi per le tue proprietà.
Chi appicca gli incendi è sempre un piromane?
Gli incendi dolosi sono appiccati intenzionalmente, spesso come parte di un piano illecito gestito da chi non partecipa nemmeno all’atto criminale. La complessità degli incendi dolosi rende la loro indagine e condanna dei colpevoli particolarmente problematiche, poiché la scena del crimine può essere irreversibilmente alterata o le prove fisiche distrutte dal fuoco stesso e dalle operazioni di spegnimento.
Chiunque appicchi un fuoco è definito incendiario, ma per essere etichettato come “piromane” è necessario qualcosa di più. Più fonti distinguono diverse tipologie di incendiari:
| Espressivi | Questi individui utilizzano il fuoco come forma di comunicazione per esprimere frustrazione, dolore, ostilità o desiderio di cambiamento. Ciò include incendi per richiamare attenzione o “grido d’aiuto”, per autolesionismo, o per la ricerca di “eccitazione” o “brivido”. In alcuni casi, come nella “mitomania”, gli incendiari possono partecipare ai soccorsi per guadagnarsi attenzione e rispetto. L’aggressività è diretta verso oggetti inanimati, poiché mancano delle capacità verbali per esprimere la propria rabbia. Un’altra sottocategoria include gli incendi dolosi “maliziosi” motivati da vendetta (spesso verso ex-partner o datori di lavoro), odio, intimidazione, rivalità, razzismo, o come atto di protesta sociale/terrorismo. |
| Strumentali | Questi soggetti utilizzano il fuoco per scopi pratici e razionali: Per profitto: La frode assicurativa è una motivazione comune, dove l’incendiario cerca un guadagno economico distruggendo proprietà assicurate, spesso la propria residenza o attività commerciali. In questi casi, si cerca di non lasciare tracce che possano vanificare il risarcimento. Anche l’estorsione rientra in questa categoria, con incendi mirati a scopo intimidatorio che non devono causare danni irreparabili all’attività. Per copertura di reati: L’incendio viene usato per distruggere prove incriminanti di un altro crimine, come furto o omicidio. In questi casi, l’incendiario non è interessato al fuoco in sé, ma al suo effetto distruttivo sulle prove. |
| Patologici | Questa categoria si riferisce specificamente ai piromani veri e propri, che agiscono sotto la spinta di un impulso incoercibile e con una forte tensione psicologica, senza motivazioni economiche o materiali. La loro azione può sembrare maldestra e non premeditata, spesso utilizzando dispositivi semplici che lasciano tracce evidenti. |
Il vero piromane ha quindi un raro disturbo del controllo degli impulsi, caratterizzato da un bisogno ricorrente, irrazionale e irrefrenabile di appiccare incendi, per il piacere e il sollievo che ne derivano, senza alcun vantaggio economico o materiale. Il piromane è affascinato dal fuoco, dalla sua vista e dalle sue conseguenze, e spesso rimane sul luogo del crimine per osservare l’incendio, talvolta arrivando a segnalare l’incendio o persino a partecipare allo spegnimento per un senso di “eroismo” [3].
Gli incendi dolosi si possono riconoscere con la fire investigation
Le indagini sugli incendi richiedono una preparazione professionale multidisciplinare, poiché il fuoco stesso tende a cancellare le prove. L’investigatore deve cercare indizi come la molteplicità dei punti di origine, l’uso di acceleranti (es. benzina, paraffina), tracce di liquidi infiammabili (anche minime, raccolte dalle fessure dei pavimenti o dai tappeti), dispositivi di innesco rudimentali (es. sigarette in scatole di fiammiferi, stracci imbevuti di gasolio, batuffoli di lana d’acciaio collegati a batterie e timer), o l’assenza di oggetti solitamente presenti.
Ad esempio, il fumo lascia tipiche striature a forma di “V” che indicano il punto di origine. I cambiamenti di colore e strutturali nei materiali incombustibili (es. rame che si copre di ossido rosso scuro, roccia e terreno che cambiano colore) possono indicare le temperature raggiunte e il tempo di esposizione. Il comportamento anomalo dell’incendio o oggetti fuori posto possono avvalorare l’intenzionalità.
Se ti interessa, leggi anche:
Le competenze della fire investigation nella professione tecnica
Intervista all’ing. Luciano Cadoni L’intervista di questo mese riguarda la fire investigation, uno dei rami più affascinanti della prevenzione incendi ed anche quello più scevro da prescrizioni normative che spesso imbrigliano i tecnici più capaci. A tal proposito, ci ha offerto la sua disponibilità l’ing. Luciano Cadoni, uno tra i massimi esperti italiani della materia nonché autore di un libro stampato proprio in questo 2022 che, a parere del sottoscritto, è un raro esempio di come…
Gli incendi per profitto: il legame con la criminalità organizzata
Purtroppo, da decenni è venuta fuori la verità sulla maggioranza degli incendi dolosi, ossia che sono sempre più legati a motivazioni economiche e che spesso sono orchestrati dalla criminalità organizzata [4]. Si è riscontrato che il 40% degli incendi dolosi ha motivazioni economiche. Il fenomeno degli incendi nelle aree a tradizionale presenza mafiosa in Italia, come Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, registra in media il 54% dei focolai appiccati a livello nazionale. Ma come si guadagna con gli incendi?
| Cementificazione e corruzione urbanistica | Un movente comune è l’alterazione della destinazione urbanistica dei terreni. La legge italiana stabilisce che le aree bruciate (boschi ma anche pascoli) non possono cambiare destinazione d’uso per almeno 15 anni. La criminalità sfrutta questo vincolo per bloccare l’edificabilità di terreni di interesse, per poi trattare il prezzo con i proprietari e decidere se renderli edificabili o meno. |
| Appalti e affari nella “filiera del fuoco” | Gli incendi possono generare profitti significativi. Ci sono fondi europei e nazionali per il rimboschimento delle aree devastate, l’assunzione di operai stagionali per il ripristino, e costi elevati per l’estinzione degli incendi e la bonifica. In Sicilia, ad esempio, si spendono 400 milioni di euro all’anno per il rimboschimento, impiegando un “esercito” di 27.000 operai stagionali e 7.000 addetti allo spegnimento. Operai “infedeli”, alcune volte anche vigili del fuoco, possono appiccare incendi per assicurarsi un posto di lavoro l’anno successivo nel “ripascimento” [5 ] o avere stipendi maggiorati. Anche il fenomeno degli incendi negli impianti di smaltimento dei rifiuti, in crescita significativa in Italia, è legato alla necessità di liberare gli impianti da sovraccarichi di materiale non gestibile (il cosiddetto “releasing arson”) [6]. |
| Agromafia | La criminalità organizzata sfrutta gli incendi anche per scopi legati al settore agricolo e del legname. Questo include l’ottenimento di finanziamenti europei per attività mai realizzate su terreni pubblici assegnati a prestanome, il commercio illegale di legname proveniente da aree bruciate (un business che può raggiungere i cento miliardi di euro all’anno) [4], o l’utilizzo di terreni bonificati dal fuoco per lo sversamento illecito di rifiuti e lo stoccaggio di merci illegali come armi e droga. Sebbene non esplicitamente menzionato come distruzione delle colture della concorrenza, le fonti indicano attività illecite come “abigeato, macellazione di carni clandestine e infette” su queste terre, suggerendo un controllo criminale sull’uso del suolo. |
La risposta delle istituzioni: la difesa dagli incendi dolosi
Avrai capito da solo che non si tratta solo di problemi di salute mentale ma, per contrastare gli incendi dolosi, si richiede un approccio coordinato e multidisciplinare, coinvolgendo polizia, vigili del fuoco, assicurazioni, autorità locali e anche servizi sociali quando si tratta di giovani vandali.
Tradizionalmente, la polizia si è concentrata sull’identificazione e la persecuzione dei perpetratori, mentre i vigili del fuoco si sono occupati delle conseguenze. Forse, proprio a causa di questi motivi, spesso nel mondo non si riesce a trovare una correlazione tra i profili psicologici degli incendiari e gli incendi provocati [7].
Nelle nazioni del mondo si sono comunque applicate alcune strategie per ridurre il rischio di incendi dolosi:
| Miglioramento della raccolta dei dati mediante la cooperazione tra istituzioni e vari paesi del mondo | C’è confusione nei dati e nella terminologia tra le diverse fonti e nazioni, con una diffusa riluttanza a condividere sia le informazioni e sia l’approccio nell’affrontare i problemi [8]. Sarebbe auspicabile l’introduzione di una terminologia comune e la creazione di un database internazionale sull’attività di incendio doloso, accessibile a tutte le agenzie, per identificare le tendenze e i recidivi. Questo permetterebbe anche di valutare il vero livello di recidivismo con una scala di valutazione condivisa e standardizzata. |
| Formazione e specializzazione | La mancanza di formazione per gli investigatori e i procuratori che lavorano sui casi di incendi dolosi è un problema nel panorama mondiale. In passato sono stati istituiti corsi di formazione avanzata per investigatori negli USA [1], e l’utilizzo di unità cinofile per la ricerca di acceleranti. Oggi in Italia, grazie al NIA (Nucleo Investigativo Antincendio) del CNVVF, siamo a livelli di specializzazione molto alti. |
| Rieducazione degli incendiari | In Italia “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” (art. 27 della Costituzione Italiana). Programmi di intervento e riabilitazione sarebbero praticamente obbligatori e andrebbero suddivisi almeno in: 🟥 Programmi per giovani incendiari 🟥 Programmi per adulti nelle prigioni 🟥 Approcci e percorsi per casi più complessi, recidivi che hanno anche problemi di salute mentale. |
| Legislazione contro in vantaggi desiderati da chi appicca gli incendi | In Italia esiste già la Legge 353 del 21 novembre 2000 “Legge-quadro in materia di incendi boschivi“. Questa legge stabilisce vincoli urbanistici sulle zone verdi incendiate, col fine di scoraggiare gli incendi dolosi a scopo di speculazione edilizia, proteggendo il patrimonio boschivo e paesaggistico. Ciò va bene ma non è sufficiente. Bisogna istituire un monitoraggio programmato delle zone incendiate, anche per disincentivare la pratica di combustione di rifiuti, nonché di animali infetti o altri relativi reati di agro-mafia. Inoltre, gli incendi possono essere usati come strumento di intimidazione nei confronti di imprenditori o agricoltori che non si sottomettono alle richieste della criminalità. Queste persone vanno protette e tutelate, le forze dell’ordine devono poter attivare controlli anche senza la richiesta delle vittime, anche con l’uso di intercettazioni ambientali e strumenti satellitari quando il reati hanno una particolare rilevanza. |
| Barriere fisiche e progettazione contro gli incendi dolosi | È possibile ridurre la vulnerabilità degli obiettivi attraverso misure di “target hardening” (significa “aumentare la difficoltà di centrare un obbiettivo) e la progettazione. Queste possono includere misure antintrusione, un intelligente design degli edifici, una corretta gestione degli spazi e degli ulteriori sistemi di protezione antincendio in aggiunta a quelli previsti dalle norme. |
Questo ultimo aspetto sarà approfondito nel seguente paragrafo.
Barriere fisiche e progettazione contro gli incendi dolosi
Se si vuole rendere difficile la vita degli incendiari, indipendentemente che siano dei piromani, l’unico modo è affilare il coltello dell’ingegno e investire in interventi efficaci. In questo paragrafo ci si concentrerà sugli incendi dolosi nelle aziende, poiché la questione degli incendi boschivi è stata trattata già in precedenza:
Se ti interessa, leggi anche:
Gli incendi e il futuro del pianeta: un problema globalizzato che richiede risposte locali
Il nostro pianeta sta letteralmente bruciando, è inutile girarci intorno. Gran parte dell’Africa , l’Australia, la Grecia, il Canada, le foreste pluviali dell’America del sud, la tundra artica: gli incendi diventano sempre più frequenti, intensi, minacciando ecosistemi e la società umana. Ma cosa sta causando questa escalation? In questo articolo scopriremo che si possono applicare delle soluzioni locali per affrontare gli incendi del pianeta e proteggere il nostro futuro. Oggi trattiamo gli incendi da un punto…
Di seguito le tre misure principali:

Misure antintrusione
Già il DM 26 luglio 2022, la regola tecnica verticale sulle attività di stoccaggio e trattamento rifiuti, ha iniziato a metterci la pulce nell’orecchio con i sistemi antintrusione. Nella pratica possiamo utilizzare:
| STRATEGIE |
|---|
| Recinzioni perimetrali Creano una barriera fisica per impedire o rallentare l’accesso non autorizzato all’area. Si può realizzare con una rete metallica, pannelli grigliati, murature basse con sommità protetta, recinzioni anti-scavalco, con altezza tra i 2 e i 3 metri. Controllo degli accessi Regolano e monitorano chi entra e chi esce dall’area, con l’utilizzo di badge, codici o biometria, integrata con video registrazione. Tale controllo viene imposto con cancelli, posti di guardia, sbarre veicolari, dissuasori retrattili, ecc. Questa misura permette una tracciabilità degli ingressi/uscite e creano un punto di filtro dove eventuali oggetti sospetti possono essere individuati. Illuminazione delle zone buie Lo scopo è ridurre le aree dove un intruso potrebbe agire senza essere visto. Per il risparmio energetico, l’illuminazione a LED è un must, con sensori di movimento che illuminano in zone poco frequentate. Tali accorgimenti aumentano la percezione di controllo e sorveglianza e migliorano l’efficacia delle telecamere di videosorveglianza notturna. Si raccomanda di scegliere luci con temperatura di colore “fredda” (≥ 5000K) per maggiore visibilità dei dettagli. Sistemi TVCC (telecamere a circuito chiuso) Già ampiamente diffusi, questi sistemi permettono una sorveglianza visiva costante per prevenire, rilevare e documentare comportamenti sospetti. Si raccomanda: – Copertura completa del perimetro con telecamere a infrarossi per visione notturna. – Telecamere PTZ (Pan-Tilt-Zoom) per seguire soggetti in movimento. – Registrazione continua con archiviazione minima di 30 giorni. La sola presenza di questa misura (anche con telecamere rotte 😄) ha un effetto deterrente potentissimo perché si presume sempre che possa fornire prove visive per indagini post-evento. Rilevatori antintrusione Utili anche per integrare le altre misure, allertano in tempo reale quando qualcuno tenta di accedere senza autorizzazione. A titolo semplificativo e non esaustivo, si distinguono: – Sensori perimetrali (barriere a infrarossi, microonde o laser). – Sensori volumetrici per aree interne (rilevano movimento, calore o vibrazioni). – Sensori a filo interrato che rilevano il passaggio di persone o veicoli. Tale sistema di rilevazione dovrebbe essere collegato ad una una centrale operativa attiva H24, con regolari manutenzioni che testino il funzionamento per evitare falsi allarmi. |

Design degli edifici
Se l’edificio deve essere ancora progettato, si può ridurre il rischio di intrusione già con scelte architettoniche intelligenti. Eventualmente, le misure che seguono possono essere anche oggetto di ristrutturazione.
| STRATEGIE |
|---|
| Evitare angoli rientranti Gli angoli rientranti (rientranze, nicchie o spazi “a L” negli edifici) possono diventare punti nascosti dove un incendiario può agire senza essere visto, o dove il fuoco può accumulare calore e propagarsi più rapidamente. L’ideale è preferire pareti lineari o curve per il lato esterno, ridurre spazi ciechi e sostituirli con angoli visibili da più punti, utilizzare vetrate o aperture in corrispondenza di zone altrimenti nascoste, per aumentarne la sorveglianza. La filosofia è ridurre le “zone d’ombra” fisiche e visive, aumentando la probabilità che eventuali azioni dolose vengano notate. Installare persiane metalliche Le persiane metalliche, soprattutto in acciaio o alluminio, sono più resistenti alle fiamme rispetto a quelle in legno o plastica e possono proteggere le finestre da oggetti incendiari lanciati all’interno. Eventualmente si possono anche trovare modelli certificati resistenti al fuoco (REI 30 o superiore) con sistemi motorizzati per chiusura rapida in caso di allarme. Un protezione del genere sarebbe efficace, ad esempio, contro attacchi con bottiglie incendiarie o fuochi appiccati vicino alle aperture. Ringhiere anti-ariete Evitano che un veicolo possa sfondare porte o finestre per introdurre materiali incendiari o causare esplosioni. Esiste un ampio mercato che tratta questo tipo di protezioni, con barriere in acciaio o cemento davanti a ingressi e vetrine (bollards o dissuasori fissi). Grondaie incassate Le grondaie sporgenti possono raccogliere foglie e detriti che, se incendiati, favoriscono la propagazione del fuoco verso la copertura. Inoltre possono essere usate come appiglio per scalare l’edificio. Per evitare questi inconvenienti si possono progettare grondaie integrate nella struttura (a filo del tetto o incassate nel muro) con materiali metallici resistenti al calore. Recinzioni anti-arrampicata Rallentano o impediscono la scalata da parte di persone intenzionate a introdursi per appiccare incendi. Recinzioni di 2-3 metri, con pannelli lisci e verticali, senza appigli, in acciaio zincato o materiali compositi rinforzati. Ancora meglio se l’inclinazione della recinzione è verso l’esterno. |

Misure antincendio
Prevenzione, protezione e gestionali
In genere, con un ambiente ordinato e con sistemi di protezione antincendio maggiorati, certamente si possono limitare i danni di un incendio doloso.
| STRATEGIE |
|---|
| Gestione degli spazi Rimozione regolare dei rifiuti, messa in sicurezza delle proprietà vuote/abbandonate (anche attraverso l’intervento delle amministrazioni comunali per l’interruzione di servizi come gas e elettricità) e rimozione rapida dei veicoli abbandonati. Sistemi di protezione antincendio Ogni sistema di protezione attiva automatico è un aiuto, che sia di spegnimento o di rilevazione, con allarmi collegati a centrali di monitoraggio che hanno operatori attivi H24. Anche le protezioni passive sono utili: se si possono creare nuove compartimentazioni, l’affiancamento ai sistemi antintrusione diventa ancora più efficace e la propagazione è limitata. |
Conclusione
In definitiva, la lotta contro gli incendi dolosi non può limitarsi alla mera repressione. Richiede una comprensione profonda delle motivazioni che spingono gli individui – dal giovane vandalo alla più forte criminalità organizzata – a utilizzare il fuoco come strumento per ottenere vantaggi a discapito di altri.
So bene come va il mondo, molte delle misure menzionate sono considerate irrealizzabili nel sistema sociale italiano e di molte altre nazioni. Ritengo però che, come già altri prima di me hanno enunciato, per realizzare qualcosa bisogna prima pensarlo. Mi auguro che in questo articolo potrai trovare la giusta ispirazione per difenderti.
Citazioni e link di approfondimento
| RIFERIMENTO | AUTORE | |
|---|---|---|
| [1] | Arson – A selected bibliografy | J.T. Skip Duncan, M. Caplan, M. Kravitz NATIONAL CRIMINAL JUSTICE REFERENCE SERVICE (1979) |
| [2] | FUOCO. Il business dei roghi. Ecco chi ci guadagna | Nello Scavo AVVENIRE (2012) |
| [3] | Metodologie e tecniche investigative nell’incendio doloso | Claudio Ballicu |
| [4] | Il sistema degli incendi | Marco Mastini SINTESI DIALETTICA |
| [5] | Perché la mafia dei terreni incendia l’Italia | Roberto Galullo Sole24ore |
| [6] | Relazione sul fenomeno degli incendi negli impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti, 17 gennaio 2018 | Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati |
| [7] | Criminal psychological profiling of serial arson crimes | R. N. Kocsis. R. W. Cooksey SAGE Pubblications |
| [8] | A strategy for arson | Canter, David V. and Almond, Louise (2007) Centre of Investigative Psychology, University of Liverpool. Project Report. University of Liverpool, Liverpool, UK. |

Hai bisogno di saperne di più?
Le informazioni sono tante e non è facile riassumerle tutte in un articolo. Puoi però continuare la navigazione per cercare quello che ti serve…
