Hai visto quel delizioso appartamento in centro: muri alti, luce naturale che inonda il soggiorno e un layout così ben progettato da far sembrare enorme anche un bilocale. Bello, vero? C’è solo un piccolo dettaglio architetturale che spesso diamo per scontato finché non vediamo accendersi una spia di allarme: quel palazzo ha un’unica scala di uscita.

Posso dirti, con molta sicurezza in me stesso, che per la tradizione costruttiva italiana quasi il 99% degli edifici ha un’unica via di uscita, indipendentemente con o senza scala.

Per trattare l’argomento di oggi mi sono posto sempre una domanda semplicissima mafondamentale: E quindi? Cosa succede se le cose vanno storte?

Mettiti comodo, prendi una tazza di caffè e analizziamo insieme cosa dicono le fonti scientifiche.

Snoccioliamo un po’ di dati

Quando la Carleton University ha condotto una rassegna sistematica per il National Research Council del Canada (NRC), ha scoperto qualcosa di sorprendente [1]: su 194 studi scientifici esaminati sul tema dell’evacuazione residenziale, solo il 9% si concentra esplicitamente su edifici con una sola scala di uscita.

Capito bene? Il 91% della letteratura analizza edifici con uscite multiple! Tali dati, soprattutto per un paese come l’Italia, servono giusto a dare un’idea dei pericoli ma non sono per nulla allineati al nostro contesto.

Diamo anche un’occhiata a come la vedono i diversi paesi nelle rispettive normative sul permesso di utilizzo della scala singola:

  • Canada (NBC): solo per edifici residenziali fino a 2 piani (6 metri) d’altezza.
  • Stati Uniti (IBC/NFPA): la regola generale limita la scala singola a 3-4 piani (9 metri), anche se città come New York, Seattle o Honolulu arrivano a 6 piani con tutele antincendio integrative.
  • Regno Unito, Australia, Francia e Cina: qui le soglie d’altezza si alzano notevolmente, passando da 18 metri (Regno Unito) fino a 25 metri (Australia), 50 metri (Francia) e persino 54 metri (Cina).

In Italia, tieniti forte, fino ad 80 m. Oltre questa altezza, si prescrive un minimo di 2 scale per ogni edificio e sulla copertura deve essere prevista una area per l’atterraggio ed il decollo degli elicotteri di soccorso raggiungibile da ogni scala.

Una bella differenza, non trovi? In Italia siamo molto permissivi, ma prima di dire “copiamo la Francia!”, dobbiamo guardare in faccia i pericoli reali.

Mettiamoci nei panni di chi deve scappare (e di chi deve soccorrere)

Immagina l’unico vano scala di una palazzina come un’arteria vitale. Se quell’arteria viene ostruita da fumo, calore o fiamme, ci troviamo di fronte a quello che gli ingegneri anglosassoni chiamano un single point of failure (un unico punto di fallimento). Non ci sono uscite di riserva o vie d’fuga alternative.

Ma noi siamo italiani, non è il caso di lamentarsi troppo. Piuttosto, cerchiamo di capire come i dati scientifici evidenziano alcuni elementi critici che non possiamo permetterci di ignorare:

L’esodo a doppio sensoQuando scatta l’allarme, i residenti scendono e i Vigili del Fuoco salgono. Gli studi dimostrano che in condizioni di affollamento (4 persone/m²), la velocità di salita dei pompieri crolla drasticamente da 1,02 m/s a soli 0,51 m/s
ATTENZIONE maggiore per anziani, bambini e persone con disabilitàGran parte delle simulazioni e delle prove di evacuazione viene condotta su campioni omogenei, prevalentemente giovani adulti sani e veloci. Ma nella vita reale un condominio ospita anziani, bambini e persone con disabilità motorie, le cui dinamiche di movimento cambiano radicalmente i tempi di fuga reali.
Porte chiuse durante l’incendioLa ricerca dimostra che mantenere le porte del vano scala continuamente chiuse quasi raddoppia il tempo di evacuazione sicuro disponibile (ASET) rispetto ai casi in cui le porte restano aperte. Inoltre, il tempo in cui la porta di un appartamento rimane aperta durante la fuga varia da 10 a 19 secondi: un intervallo sufficiente a riempire il corridoio comune di fumi tossici.
Attenzione ai pericoli della cucinaI test sul carico d’incendio rivelano che le cucine registrano la densità di carico termico più alta in assoluto, circa 800 MJ/m². Se la cucina è posizionata vicino all’accesso dell’unica scala, un incendio in quell’ambiente può compromettere immediatamente l’esodo dell’intero palazzo.

Come compensare l’assenza della seconda scala?

Fig. 1 – Tempi che compongono il tempo totale di esodo

Mancando la ridondanza strutturale della seconda scala, la prevenzione e la protezione attiva diventano un requisito fondamentale e non negoziabile. Le fonti identificano alcune soluzioni chiave per garantire che l’unica via d’uscita rimanga agibile (ASET > RSET):

Impianti di spegnimento automaticoL’installazione di impianti automatici di spegnimento costituisce la misura compensativa principale per domare l’incendio nelle fasi iniziali.
Se temi i danni da bagnamento, esistono oggi dei sistemi water mist (nebbia d’acqua) in grado di spegnere l’incendio in maniera molto efficiente.
Sistemi di pressurizzazione dei vani scalaDove è presente un vano scala, immettere aria causa una sovrappressione che impedisce l’ingresso del fumo e permette l’esodo indisturbato.
Ascensori antincendio e/o di soccorsoTradizionalmente ci hanno insegnato che “in caso di incendio non si usa l’ascensore”. Ma le ricerche più recenti dimostrano che ascensori dotati di protezione da fumo/calore e alimentazione d’emergenza possono velocizzare l’accesso dei soccorritori da 15 a 30 minuti ed eliminare i colli di bottiglia per chi ha mobilità ridotta.
Tecnologia IoT e gestione attivaSensori intelligenti (IoT, ossia Internet of Things) e allarmi vocali chiari e coerenti guidano i residenti in tempo reale, riducendo i tempi di pre-evacuazione ed evitando panico o disorientamento.
Si prospetta che in futuro verrà integrata l’intelligenza artificiale, con ancor maggiore efficacia.

Conclusioni

Progettare edifici più compatti ed efficienti una difficile esigenza da soddisfare per l’urbanistica moderna. Ma la sicurezza non può basarsi su presunzioni teoriche o modelli semplificati.

Dobbiamo accettare la nostra realtà italiana: gli edifici con un unica uscita possono essere molto pericolosi in caso di incendio. Certamente, la tradizione costruttiva italiana può aiutare a non far propagare l’incendio da un edificio ad un altro, ma gli arredi di interno sono diventati molto più rapidi nel creare focolari con alta potenza termica.

Finché la ricerca scientifica non colmerà quel gap del 91%, la regola d’oro rimane una sola: prevenzione rigorosa, protezione attiva avanzata e manutenzione impeccabile. Perché quando si tratta di vite umane, 100 € risparmiate possono portare a perdite inestimabili.


Riferimenti

RIFERIMENTOAUTORI
[1]Fire Safety in single-exit stair residential buildings: a scoping review of published literatureGachuche, Jane; Ali, Ahmed M.; Beshir, Mohamed.
NRC Publications Archive Archives des publications du CNRC

Hai bisogno di saperne di più?

Le informazioni sono tante e non è facile riassumerle tutte in un articolo. Puoi però continuare la navigazione per cercare quello che ti serve…

Rispondi

Scopri di più da focu

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere