La valutazione del rischio di incendio ed esplosione, soprattutto nei moderni approcci prestazionali, è fondamentale per progettare le strategie antincendio nelle aziende. Ma cosa succede se avviene un incidente che non si è mai verificato nella storia? Ecco che, con questa domanda, presentiamo il “Cigno Nero”.
Il concetto del “Cigno Nero”
Il concetto di “Cigno Nero” è stato portato alla ribalta dall’analista del rischio e saggista Nassim Nicholas Taleb nel suo libro “The Black Swan: The Impact of the Highly Improbable” (nella versione italiana [1] “Il Cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita“).

In origine, l’espressione indicava un evento che era considerato impossibile fino alla scoperta di cigni neri in Australia. Oggi, il termine è usato per descrivere eventi rari e imprevedibili che hanno un impatto enorme. Secondo Taleb, i Cigni Neri non possono essere previsti utilizzando metodi statistici tradizionali, poiché sono al di fuori del regno delle esperienze passate.
“Un singolo evento è sufficiente a invalidare un convincimento frutto di un’esperienza millenaria.”
Citazione del libro
Gli eventi di tipo Cigno Nero hanno tre caratteristiche principali:
- sono rari e imprevedibili;
- hanno un impatto significativo, e, dopo il loro verificarsi
- tendiamo a razionalizzarli retrospettivamente, come se fossero stati prevedibili.
Questo concetto è particolarmente rilevante nel contesto della gestione del rischio, dove la sfida principale è prepararsi per l’impensabile.
Il Cigno Nero nelle aziende: rischio di incendio ed esplosione
Il rischio incendio, come tutti i rischi naturali di cui non si può eliminare la fonte, non si può annullare. Questa unica peculiarità fa in modo che ogni incendio ed esplosione abbia le potenzialità per trasformarsi in un vero e proprio Cigno Nero. Un esempio su tutti: l’attentato al World Trade Center (alias “Torri Gemelle”), un terrorismo che poco c’entra con la sicurezza antincendio, ha generato un incendio devastante. Perciò, nonostante le norme di sicurezza e le tecnologie avanzate, possono verificarsi eventi imprevedibili e con un impatto catastrofico che sfuggono alle tradizionali tecniche di valutazione del rischio.

Per fortuna, la normalità è molto più “prevedibile”: gli incendi e le esplosioni in azienda possono derivare da molteplici cause: errori umani, guasti tecnici, negligenza, mancanza di manutenzione, il dolo… Tuttavia, ciò che può renderli un Cigno Nero è la combinazione di questi fattori con condizioni impreviste o sottovalutate. Ad esempio, un piccolo guasto in un impianto può essere gestibile in condizioni normali, ma se si verifica in un contesto di scarsa manutenzione o in presenza di materiali infiammabili, può degenerare rapidamente in un disastro.
Come il concetto di Cigno Nero cambia la percezione dei disastri
L’evoluzione del concetto di Cigno Nero ha portato a una serie di effetti collaterali indesiderati. Uno dei principali è che, quando una misura di sicurezza che avrebbe dovuto essere l’ultima linea di difesa viene compromessa, essa non è più caratterizzata come una conseguenza diretta che poteva essere prevista, ma piuttosto come una spiegazione retrospettiva, collocata appunto nella famiglia dei Cigni Neri. Questo mutamento di percezione porta ad una riduzione della responsabilità percepita e può essere utilizzato come giustificazione per la mancata supervisione da parte dei responsabili della gestione.
Un esempio emblematico potrebbe essere (il condizionale è obbligatorio, visto che le indagini sono in corso) il crollo a Firenze nel cantiere Esselunga:

Qualunque possa essere stata la gestione della sicurezza, il controllo delle forniture o l’uso dei dispositivi di protezione individuale, chi avrebbe potuto mai immaginare che sarebbe ceduta una trave di cemento prefabbricata? Ecco che qui, se si confermasse questa ipotesi, l’elemento che si sarebbe dovuto valutare come sicuro o no (e che probabilmente si è dato per scontato che lo fosse) si è trasformato nella spiegazione retrospettiva dell’incidente.
Questo cambiamento di paradigma ha devastanti implicazioni per la gestione del rischio in azienda, soprattutto quando si tratta di prepararsi a eventi catastrofici come incendi ed esplosioni. Come possiamo prepararci ad un elicottero che precipita in un capannone industriale o ad un operaio che si suicida facendo esplodere tutta l’azienda? Avrai già capito che ci sono Cigni Neri a cui non possiamo prepararci.
Ciò che conta, però, è che l’ignoranza, reale o presunta, non diventi una scusa per la mancata adozione di misure preventive adeguate.

Prendendo in prestito il diagramma in fig. 4, possiamo sussumere il discorso tenendo presente che i concetti di conoscenza Cieca (cose risapute ma che l’azienda non sa) o di conoscenza Nascosta (cosa che si sa di non sapere) possono spesso essere usati per scaricare le colpe sugli altri (tipo il fornitore della trave prefabbricata dell’esempio), con i vertici aziendali che si sottraggono dalle responsabilità.
Questa negazione del potenziale di eventi catastrofici e, di conseguenza, all’assenza di misure di compensazione dei rischi è totalmente contrario all’art. 15 del DLgs 81/08 (il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro) che dice:
Art. 15 – Misure generali di tutela
1. Le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro sono:
a) la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza;
b) la programmazione della prevenzione, mirata ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell’azienda nonché l’influenza dei fattori dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro;
c) l’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico;
d) il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo;
e) la riduzione dei rischi alla fonte;
f) la sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso;
g) la limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti al rischio;
h) l’utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro;
i) la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;
l) il controllo sanitario dei lavoratori;
m) l’allontanamento del lavoratore dall’esposizione al rischio per motivi sanitari inerenti la sua persona e l’adibizione, ove possibile, ad altra mansione;
n) l’informazione e formazione adeguate per i lavoratori;
o) l’informazione e formazione adeguate per dirigenti e i preposti;
p) l’informazione e formazione adeguate per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
q) l’istruzioni adeguate ai lavoratori;
r) la partecipazione e consultazione dei lavoratori;
s) la partecipazione e consultazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
t) la programmazione delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, anche attraverso l’adozione di codici di condotta e di buone prassi;
u) le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave e immediato;
v) l’uso di segnali di avvertimento e di sicurezza;
z) la regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti.
[…]
Riconoscere i segnali e agire di conseguenza
L’esempio emblematico è il rischio incendio delle batterie al litio: la tecnologia si sta evolvendo rapidamente e le norme di sicurezza fanno fatica a rincorrere le novità. Apparirebbe quindi molto saggio utilizzare delle misure a “vantaggio di sicurezza”, ad esempio vietando il parcheggio nei piani interrati anche se in futuro si scoprirà essere una misura troppo restrittiva.

Nel contesto della prevenzione degli incendi e delle esplosioni, le aziende devono essere quindi pronte ad aggiornare continuamente i propri piani di sicurezza e di gestione del rischio, tenendo conto non solo delle esperienze passate ma anche delle nuove informazioni e delle nuove tecnologie disponibili.
In generale, purtroppo, non esiste una preparazione completa per ciò che Taleb definisce “Big White Men” events, cioè eventi così imprevedibili e fuori dagli schemi che non ci si rende conto della loro possibilità fino a quando non si verificano. Tuttavia, l’avere una mentalità aperta e la disponibilità a rivedere continuamente le proprie strategie di gestione del rischio possono contribuire a mitigare l’impatto di tali eventi.
Strategie di gestione del rischio per prevenire incendi ed esplosioni
Alla luce del concetto di Cigno Nero e dei potenziali rischi di incendio ed esplosione, è essenziale che le aziende adottino strategie di gestione del rischio proattive e dinamiche. Queste strategie devono includere, banalmente, i soliti fattori di cui frequentemente parlano gli addetti ai lavori ma sovente non applicati:
| Valutazione continua del rischio | Le aziende devono aggiornare periodicamente la valutazione del rischio coerentemente con la filosofia di miglioramento continuo delle ISO 9001. Aggiornando regolarmente le proprie procedure e istruzioni operative in base alle nuove informazioni e tecnologie disponibili, è possibile avere una marcia in più durante le emergenze. |
| Formazione del personale | La formazione è un elemento chiave nella prevenzione degli incendi e delle esplosioni. Le procedure e le istruzioni operative devono essere assimilate dal personale, affinché possa riconoscere i sintomi del pericolo e sapere come reagire in caso di emergenza. Questo include non solo il personale operativo, ma anche i manager e i dirigenti, che devono essere consapevoli delle loro responsabilità in materia di sicurezza. |
| Implementazione di tecnologie avanzate | L’adozione di tecnologie avanzate, come sistemi di rilevazione precoce degli incendi, nonché di estinzione rapida, può contribuire a ridurre il rischio di eventi catastrofici. Si possono rilevare anomalie prima che si trasformino in disastri, consentendo interventi tempestivi. |
| Piani di emergenza e simulazioni | È fondamentale che le aziende dispongano di piani di emergenza ben definiti e che effettuino regolarmente simulazioni per testare la loro efficacia. Questi piani dovrebbero includere procedure di evacuazione, piani di comunicazione e strategie per il contenimento dei danni |
| Cultura della sicurezza | Creare una cultura della sicurezza all’interno dell’azienda è essenziale per prevenire incidenti. Nel caso della prevenzione dei “Cigni Neri”, bisogna incoraggiare la segnalazione di problemi e anomalie e ottimizzare l’ascolto e la comprensione dei feedback rilasciati dal personale. |
| Coinvolgimento della leadership | Anche i leader aziendali non devono essere da meno. Oltre al coinvolgimento attivo, devono spingersi ad informarsi sulle novità nei processi di lavoro e a come queste incidono nelle interazioni ambiente-uomo-macchina. |
Infine, ma non meno importante, bisogna approcciarsi alla sicurezza antincendio andando oltre la conformità normativa. Come già detto più volte in più articoli, l’innovazione tecnologica corre più velocemente della macchina della normazione, non possiamo solo basarci sul rispetto di una legge o di uno standard tecnico.
Conclusione
Non possiamo essere completamente preparati per l’impensabile e non ci volevo io per spiegartelo. La questione del Cigno Nero però ci insegna che possiamo avere almeno una preparazione parziale, o prepararci per alcune tipologie di eventi impensabili.
Attraverso una gestione del rischio proattiva, la formazione del personale, l’adozione di tecnologie avanzate e il coinvolgimento della leadership, le aziende possono fare un enorme salto di qualità sulla compensazione del “normale” rischio di incendi ed esplosioni, migliorando, anche se di poco, la gestione dei “Cigni Neri”. Prepararsi per il peggio, infatti, non significa necessariamente aspettarsi il peggio, ma piuttosto significa essere pronti ad affrontare qualsiasi eventualità, anche quelle che sembrano al di là dell’orizzonte della previsione.
In definitiva, la lezione più importante che possiamo trarre dal concetto di Cigno Nero non è che dobbiamo prepararci ad affrontare rischi impossibili, ma semplicemente che dobbiamo rimanere vigili, con una mentalità aperta e flessibile. I rischi che affrontiamo oggi potrebbero non essere gli stessi di domani e, solo attraverso una costante evoluzione delle nostre strategie di gestione del rischio, possiamo sperare di proteggere le nostre aziende, anche da alcune catastrofi. In questo senso, la gestione del rischio non è un processo statico, ma un impegno continuo a migliorare e adattarsi alle nuove realtà.
| RIFERIMENTO | AUTORI | |
|---|---|---|
| [1] | Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita | Nassim Nicholas Taleb Il saggiatore |
| [2] | Dragons, black swans and decisions | Ben J.M. Ale, Des N.D. Hartford, David H. Slater ScienceDirect |
| [3] | On the black swan risk dynamical evaluation | Sergei Zuev and Petr Kabalyants INDERSCIENCE |
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