La valutazione del rischio NATECH sta assumendo sempre maggior importanza, sia per i tecnici che per gli imprenditori, poiché si tratta di eventi in cui disastri naturali innescano anche più incidenti tecnologici contemporanei difficilmente gestibili con un approccio tradizionale. Scopriamo oggi come incendi, esplosioni e i collegati eventi dannosi possono essere devastanti e purtroppo amplificati dai cambiamenti del clima.

Gli incidenti NATECH, acronimo di “Natural Hazard triggered technological accidents”, ovvero incidenti tecnologici innescati da pericoli naturali, stanno diventando sempre più frequenti per il nostro pianeta. Non si tratta quindi di eventi isolati, ma di una complessa interazione tra fenomeni naturali e sistemi industriali che può avere impatti gravi sulla popolazione, sull’ambiente e sull’economia.

Con un aggravio causato dai cambiamenti climatici, i pericoli naturali possono influire sull’integrità e la disponibilità delle barriere di sicurezza, compromettendone la funzionalità. Ad esempio, una inondazione può causare un’interruzione dell’alimentazione elettrica di una raffineria, portando alla perdita del raffreddamento e a un aumento della pressione con rilascio di gas. Contemporaneamente, le barriere antincendio, gli sprinkler e altri sistemi possono essere danneggiati o resi indisponibili.

Per questo motivo, la valutazione degli effetti degli eventi naturali sul alcune specifiche attività antincendio richiede un approccio sistemico e multidisciplinare. A conferma di questa tendenza vi sono le indicazioni della Circolare DCPREV 21021 sui BESS, pubblicata il 23 dicembre 2024, dove è scritto chiaramente:

TITOLO IV – Valutazione del rischio e distanze di sicurezza
1. Requisiti ed obiettivi della valutazione del rischio

[…]
Inoltre, deve essere predisposta un’analisi di sicurezza per la valutazione degli incidenti tecnologici,
come incendi, esplosioni e rilasci tossici che possono verificarsi a seguito di eventi calamitosi di
matrice naturale connessi ad eventi naturali (NATECH).
[…]

Normativamente parlando ci stiamo evolvendo, forse più velocemente di quanto l’Italia possa digerire i nuovi cambiamenti: le istituzioni, i tecnici professionisti antincendio e gli stessi cittadini dovranno investire tempo e risorse in nuovi strumenti e competenze, per poter trasformare gli obblighi in opportunità di crescita e sicurezza.

Dal punto di vista puramente imprenditoriale, oltre all’obbligo di conformità normativa, ci sono vari aspetti che devono essere attenzionati:

  • gli incidenti NATECH possono avere conseguenze estremamente gravi rispetto agli incidenti tecnologici convenzionali. Possono verificarsi guasti multipli e simultanei, e la propagazione dell’incidente attraverso l’effetto domino è rilevante, anche a causa del potenziale impatto dell’evento naturale sui sistemi di sicurezza;
  • la conoscenza del rischio NATECH è fondamentale per assistere le aziende a sostenere la propria presenza sul mercato nonostante i cambiamenti climatici e altri fattori ambientali avversi;
  • i NATECH possono creare sfide difficili per i soccorritori se l’estensione geografica del disastro naturale è ampia (pensa alle alluvioni in Emilia Romagna e Toscana), della probabilità di incidenti simultanei, del personale di emergenza già impegnato nella risposta al disastro naturale e del fallimento delle misure di mitigazione. Una corretta valutazione può aiutare a creare piani di emergenza coerenti ed efficaci considerando i reali mezzi, sistemi, personale e procedure che l’azienda ha a disposizione.

Fermiamoci un’attimo, però. Prima di spiegarti come la valutazione del rischio NATECH può aiutarti, devo introdurre alcuni concetti.

Definizioni sul rischio NATECH che porta ad incendio ed esplosioni

Il rischio NATECH si riferisce quindi ad incidenti tecnologici innescati da pericoli naturali. Questi incidenti possono manifestarsi all’interno di stabilimenti industriali come incendi, esplosioni e rilasci tossici, e possono essere amplificati dai cambiamenti climatici.

Più intermediari assicurativi confermano che il rischio NATECH è una preoccupazione crescente, poiché gli incidenti di questo tipo possono causare impatti dannosi di una certa rilevanza. In passato, questi rischi, seppur valutati, non venivano registrati con adeguata precisione e quindi il numero di incidenti nei database di letteratura tecnica potrebbe essere inferiore a quello reale [1]. Come se non bastasse, il numero di disastri è in crescita, probabilmente a causa dei cambiamenti climatici e così gli eventi NATECH si sono trasformati da “rarità” a normali rischi da valutare.

Un evento NATECH è caratterizzato da:

Guasti multipli e simultaneiI disastri naturali possono avere un estensione che può coinvolgere più città, anche intere provincie (come un incendio boschivo, un terremoto, un’alluvione…) e molte aziende, come anche edifici residenziali, possono essere colpiti contemporaneamente. Questo può portare a un numero elevato di interventi di soccorso simultanei, i quali possono facilmente sovraccaricare la capacità di risposta disponibile, sia a livello privato (impresa, azienda) che istituzionale (ospedali, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, ecc.).
Effetto dominoC’è un’elevata probabilità che l’incidente si propaghi attraverso un effetto domino, anche a causa del potenziale impatto dell’evento naturale sui sistemi di sicurezza. Due semplici esempi: un incendio che si propaga fino ad un serbatoio che esplode, oppure l’esplosione di un serbatoio che con i detriti innesca più incendi contemporanei.
Compromissione delle barriere di sicurezzaLe misure di mitigazione e le barriere di sicurezza (passive o attive) implementate per prevenire e mitigare gli incidenti possono essere esse stesse compromesse o rese inefficaci dall’evento naturale. Ad esempio, un terremoto può causare rotture nelle condotte idriche dei sistemi antincendio, le alluvioni possono far tracimare i bacini di contenimento, o la perdita di alimentazione elettrica (anche di emergenza) può rendere indisponibili dei sistemi automatici di sicurezza.
Risposta all’emergenza estremamente rallentata e limitataI NATECH creano difficoltà significative per i soccorritori. Il personale di emergenza può essere già impegnato nella risposta al disastro naturale (es. operazioni di ricerca e soccorso), e le attrezzature di risposta possono essere danneggiate o inaccessibili a causa del disastro naturale stesso. L’ambiente fisico creato dal disastro naturale (es. strade impraticabili, allagamenti, frane) può rallentare ulteriormente la risposta dei soccorsi e il ripristino delle condizioni di sicurezza.
Difficoltà nel ripristino delle normali attivitàIl recupero dagli eventi NATECH può essere molto più difficile rispetto agli incidenti “convenzionali”, poiché le condizioni economiche e sociali di un azienda e della comunità circostante possono essere drasticamente alterate dal disastro naturale. La riparazione, la ricostruzione e la bonifica possono essere significativamente ostacolate dalla devastazione e, a causa di un aumento medio dell’inflazione mondiale (post pandemia, guerre…) molto più costose di un tempo.

Un rischio NATECH è come una tempesta perfetta: non solo la calamità naturale colpisce con la sua forza diretta, ma contemporaneamente disabilita o compromette i meccanismi di sicurezza che sono stati progettati per condizioni ordinarie, rendendo un incidente “tecnologico” una conseguenza imprevedibile e spesso amplificata da ciò che è “naturale”. Un tempo era accettabile non tutelarsi da questi eventi e oggi, in alcuni ambiti con caratteristiche civili (alberghi, uffici, scuole…) potrebbe ancora resistere questa tradizione.

Nei casi più complessi però, come per le infrastrutture strategiche per l’emergenza (ospedali e presidi di pubblica sicurezza) e attività industriali (con e senza rischio di incidenti rilevanti), la valutazione deve diventare la regola, anche nell’ottica di una corretta copertura assicurativa.

Pericoli NATECH per le attività a rischio di incendio ed esplosione

Oltre a parlare degli eventi NATECH generici, per l’orientamento della nostra attività professionale non possiamo esimerci dal focalizzarci su quelli che possono causare un incendio o un esplosione.

Se si parla di “incidenti tecnologici innescati da pericoli naturali“, un fulmine può essere sufficiente anche per innescare un gravissimo incidente industriale. E non c’è bisogno dell’uragano o della tempesta, la statistica dice che gli eventi NATECH si verificano con una frequenza maggiore a causa dell’elevata attività fulminea durante le giornate estive [6].

Ma non possiamo limitarci a raccontare solo ciò che è più probabile per cui, di seguito, un elenco delle possibili cause NATECH di incendi ed esplosioni:

CAUSA DI INCENDIO E/O ESPLOSIONE
FulminiAd esempio, la corrente di un fulmine può passare tra gli “shunt” (strisce metalliche che collegano elettricamente il mantello e il tetto di un serbatoio cilindrico di liquidi infiammabili) e il mantello di un serbatoio a tetto galleggiante, creando un arco elettrico che innesca i vapori infiammabili. I fulmini possono anche causare danni da sovratensione ai sistemi elettrici ed elettronici di controllo e gestione dei processi, o addirittura danni meccanici diretti a serbatoi, cavi e tubazioni, portando a incendi ed esplosioni. L’impatto dei fulmini sull’alimentazione elettrica può essere una causa indiretta di perdita di contenimento.
Indisponibilità dei sistemi di raffreddamentoUna significativa interruzione dell’alimentazione elettrica in un processo industriale, con conseguente perdita del raffreddamento su un unità che tratta un fluido pericoloso. Questo può portare all’apertura delle valvole di sicurezza e al rilascio di grandi volumi di gas infiammabili, potenzialmente innescando un incendio. La perdita di alimentazione prolungata e la conseguente perdita di refrigerazione possono portare alla decomposizione chimica e a incendi, come osservato durante l’uragano Harvey [1].
TerremotiPossono danneggiare le connessioni delle flange, causando perdite di sostanze infiammabili. La vibrazione delle coperture metalliche flottanti contro il mantello del serbatoio può creare scintille che innescano serbatoi di nafta, come accaduto nel terremoto di Kocaeli [3]. I terremoti possono anche causare guasti a stazioni di pompaggio dell’acqua e condotte antincendio, ostacolando la risposta delle squadre di emergenza..

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AlluvioniLa forza distruttiva dell’acqua può creare danni meccanici o strutturali importanti, mettendo in contatto sostanze pericolose (esplosive o infiammabili) con superfici calde o con altre tipologie di inneschi. Analogamente a quanto già spiegato, può verificarsi l’indisponibilità dei sistemi di raffreddamento.
Venti forti, tempeste e uraganiPossono causare danni strutturali a impianti, apparecchiature, cavi e tubazioni. Ad esempio, i venti forti e le tempeste possono colpire unità di processo, serbatoi fuori terra e magazzini e portare anche i pericoli già citati (fulmini, indisponibilità impianti…). Tanto per citare un esempio, l’uragano Katrina ha causato il dislocamento e il danneggiamento di serbatoi di stoccaggio, con conseguente fuoriuscita di carburante [4].
GrandineOggi non è raro trovare episodi di “chicchi” di grandine che superano i 100 g (il record è 880 g negli USA). Questi oggetti di ghiaccio che cadono dal cielo possono recare danni fisici diretti a componenti delicati degli impianti e delle attrezzature tecnologiche, come moduli fotovoltaici, compromettendone il funzionamento o l’integrità strutturale, con successivi inneschi di un incendio.
NebbiaUna visibilità ridotta a causa della nebbia può causare incidenti stradali o aerei, o anche ai carrelli elevatori che operano in spazi aperti, che a loro volta possono danneggiare gli impianti tecnologici e causare incendi o esplosioni.
Se gli impianti non sono stati progettati con adeguati requisiti, l’umidità presente nella nebbia potrebbe contaminare i materiali, causare cortocircuiti o malfunzionamenti negli impianti elettrici, di comunicazione e strumentali.
Incendi boschiviLa vicinanza tra un incendio boschivo e un impianto industriale può causare la propagazione del fuoco, innescando incendi diretti, surriscaldando serbatoi con fluidi pericolosi e interrompendo i processi produttivi.

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VulcaniSituazione più rara, ma possibile, soprattutto vicino l’Etna e il Vesuvio.
Inutile proteggersi da eventi rari come un’eruzione ma, ragionevolmente, ci sentiamo di raccomandare una valutazione coerente con il piano di emergenza esterno dei territori locali.
Per le altre attività del resto del mondo, magari vicino a vulcani con una bassa attività, ci si protegge da ceneri e detriti che potrebbero innescare incendi ed esplosioni.
Dissesti geologiciUna frana può danneggiare impianti, attrezzature o veicoli.
La subsidenza del terreno, ossia l’abbassamento del suolo, può far perdere il piano di appoggio a equipaggiamenti e strutture, portando a perdite di contenimento. L’erosione del suolo (anche da parte dell’acqua) può esporre o destabilizzare tubazioni interrate.
Temperature estreme troppo basse Uno dei pochi rischi che in Italia viene già valutato da anni. Temperature estremamente basse possono congelare e far rompere tubazioni che contengono liquidi o acqua. Questo può causare il rilascio di gas infiammabili che possono creare atmosfere infiammabili. Possono anche congelare l’umidità nell’aria compressa “tecnica”, ostruendo i tubi e causando il malfunzionamento dei dispositivi pneumatici.
Temperature estreme troppo alteTemperature elevate possono causare la vaporizzazione non intenzionale di sostanze o influire sui sistemi di raffreddamento, portando a emergenze di processo e potenziali rilasci infiammabili. Un aumento improvviso della temperatura, insieme a forti piogge, ha causato lo scioglimento di uno strato di ghiaccio su un bacino di decantazione contaminato da cianuro in Romania, portando alla rottura della diga e alla fuoriuscita di acque reflue [3].

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L’effetto domino che sgretola le barriere di sicurezza antincendio

I NATECH possono facilmente propagarsi attraverso un effetto domino, dove un incidente primario (spesso un incendio o un’esplosione) ne innesca altri. La forza di un serbatoio che esplode può danneggiare l’integrità strutturale di altri, e un incendio può diffondersi ai serbatoi vicini che esplodono a loro volta. Ad esempio, nafta in fiamme trasportata attraverso i canali di drenaggio di una raffineria può incendiare altri serbatoi [4].

L’aspetto peggiore è che le barriere di sicurezza possono essere compromesse o rese inefficaci dall’evento naturale stesso. Ciò può portare ad un aumento significativo della probabilità e della frequenza di scenari domino che costringerebbe l’analista del rischio ad assumere uno scenario “worst-case” (caso peggiore) in cui nessuna misura di protezione è disponibile a causa della loro vulnerabilità agli eventi naturali.

Ne consegue quindi che i rischi NATECH che causano incendi sono una realtà complessa, dove un evento naturale non solo innesca l’incidente, ma può anche disabilitare o compromettere le difese progettate per contenerlo, trasformando una minaccia isolata in una catena di eventi incontrollabili.

Come valutare il rischio NATECH

Abbiamo detto che gli eventi NATECH sono incidenti tecnologici, come incendi, esplosioni e rilasci tossici, che si verificano in impianti tecnologici in seguito a disastri naturali. Come avrai intuito, la loro valutazione richiede un approccio sistemico e multidisciplinare, nonché un obbligo imposto nel caso vi sita un attività a rischio di incidente rilevante come definito dalla Direttiva Seveso III (2012/18/UE).

Esistono più approcci per la valutazione del rischio NATECH ma essenzialmente sono di questi due tipi:

QUALITATIVARichiede meno sforzo e minore competenza specifica in analisi del rischio, utile per comprendere quali pericoli debbano essere prioritizzati per raggiungere obiettivi predefiniti di riduzione del rischio.
QUANTITATIVAÈ una tecnica potente, ma la sua applicazione è complessa, richiede tempo e risorse specializzate. Con questo approccio deve essere possibile l’identificazione delle debolezze del sistema e la definizione delle priorità delle misure di sicurezza.

Quali informazioni si devono valutare per stimare il rischio NATECH

Per chi è abituato alla valutazione del rischio incendio, la caratterizzazione del contesto da valutare sarà molto più amplificata rispetto alle normali prestazioni professionali. Sicuramente, è fondamentale acquisire delle mappe dettagliate per aree di rischio (es. terremoto, alluvione, tsunami, venti forti, temperature estreme, incendi boschivi, ecc.) con dati statistici sugli eventi naturali.

Fig. 1 – Mappa del rischio idrico e idrogeologico

Per quanto riguarda l’attività da valutare, serviranno i solidi dati richiesti per le normali valutazioni dei rischi:

  • Informazioni sulla struttura dell’impianto: topografia del sito, ubicazione di strutture, edifici, apparecchiature e utenze di servizio critiche;.
  • Inventario delle sostanze pericolose: tipo, quantità, condizioni di stoccaggio/processo e potenziale reattività con l’acqua e altri fluidi presenti.
  • Dati sulle barriere di sicurezza antincendio esistenti: la caratterizzazione tipologica (passive, attive, gestionali) e, in caso di valutazione quantitativa, anche probabilità di guasto su richiesta (PFD) e l’efficacia che una barriera abbia successo (η), o almeno i dati per potersele ricavare.
  • Dati sugli occupanti: Popolazione esposta, distribuzione (giorno/notte), presenza di persone vulnerabili (anziani, bambini, malati).
  • Inventario delle proprietà coinvolte, nonché delle strutture strategiche per l’emergenza: quindi non solo i beni dell’azienda ma anche ospedali, impianti di trattamento acque reflue, rifugi di emergenza, aeroporti, centrali elettriche.
  • Dati sulle infrastrutture e reti di trasporto mezzi, elettricità e fluidi: mappe delle principali strade, ponti, condotte per trasporto e distribuzione di gas/oleodotti, reti elettriche, sistemi di comunicazione.
  • Risorse di risposta alle emergenze: ubicazione di stazioni antincendio, polizia, centri operativi di emergenza (EOC), magazzini di approvvigionamento.

Una volta acquisiti, studiati e organizzati i dati, si procede come segue:

1Caratterizzazione del pericolo naturaleSi identifica e descrive il pericolo naturale che può colpire la specifica installazione o attività a rischio incendio, in termini di gravità e frequenza, incluse le eventuali aree all’interno dell’installazione che potrebbero essere influenzate da tale pericolo.
2Identificazione delle attrezzature critiche e degli scenari primariSi assegnano le priorità alle apparecchiature o sistemi impiantistici più pericolosi e suscettibili di essere influenzati dal pericolo naturale. Si identificano i potenziali scenari di incidente primario (es. thermal runaway di un bess) innescati dall’evento naturale.
3Valutazione delle conseguenze degli scenari primari e identificazione degli obiettivi “domino”Si valutano le conseguenze degli scenari primari identificati e si determinano quali altre apparecchiature o aree possono essere colpite in un effetto domino.
4Valutazione della performance delle barriere di sicurezza in eventi NATECHIn questa fase si arriva a quantificare la performance delle barriere di sicurezza (PFD e η) in condizioni normali e a valutare come tale performance viene modificata o degradata dall’evento naturale
5Quantificazione delle frequenze degli scenari di escalation, ossia l’EFFETTO DOMINOSi stimano la probabilità e la frequenza degli scenari di escalation (domino) mitigati e non mitigati, tenendo conto della degradazione delle barriere di sicurezza.
6Integrazione del rischio e pianificazione di mitigazione/rispostaDalle risultanze della valutazione del rischio NATECH si integra la valutazione complessiva del rischio incendio, eventualmente adeguando le misure di prevenzione, protezione e gestionali.

Vediamo ora quali possono essere le misure per mitigare i rischi.

Le strategie per mitigare i rischi NATECH

Per mitigare il rischio NATECH si adottano delle misure già conosciute nei casi di progettazione ordinaria, per cui il più delle volte basta il rispetto delle norme e della regola dell’arte. Tuttavia, nella valutazione dei rischi, possono emergere norme che ti obbligano a valutare alcuni aspetti che solitamente vengono sottovalutati. Nelle tabelle di seguito alcune delle misure più rilevanti:

ALLUVIONE

STRATEGIE [3] [6]
Opere di difesa strutturale: costruire strutture (es. argini) per rendere il perimetro dello stabilimento, gli edifici o le apparecchiature contenenti sostanze pericolose inaccessibili all’acqua.

Sigillatura e impermeabilizzazione: chiudere aperture e punti di ingresso dell’acqua, impermeabilizzare le pareti e sigillare le penetrazioni nei muri

Sistemi di drenaggio: installare pompe per la raccolta e lo scarico dell’acqua e valvole di non ritorno.

Riallocazione critica: posizionare pompe antincendio, sprinkler, sistemi di soppressione e le relative apparecchiature elettriche al di fuori delle aree a rischio di inondazione o al di sopra del livello massimo raggiungibile dell’acqua.

Tenuta stagna: garantire la tenuta stagna delle attrezzature critiche la cui funzionalità è richiesta durante l’alluvione per ragioni di sicurezza o continuità operativa.

Design elettrico sommerso: progettare le apparecchiature elettriche per funzionare anche se immerse in continuo, con classificazione IP X8

Controllo del deflusso: attuare procedure efficaci per prevenire la rapida distribuzione di liquidi infiammabili da parte delle acque di dilavamento

FULMINI

STRATEGIE [3] [6]
Valutazione del rischio scariche atmosferiche: includere una valutazione (già obbligatoria) ai sensi della famiglia di norme CEI EN 62305, integrate con la letteratura tecnica internazionale.

Isolamento elettrico: isolare elettricamente tutti i componenti del sistema di tenuta.

Conduttori di collegamento: installare conduttori di collegamento tra i componenti dei serbatoi (ad esempio, nei serbatoi dei liquidi infiammabili, nel tetto galleggiante).

Dispositivi di protezione dalle sovratensioni (SPD): se richiesto dalla valutazione specifica del rischio, per limitare gli effetti della corrente di fulmine all’interno della struttura, siano essi di origine esterna o interna

Schermatura magnetica: se richiesto dalla valutazione specifica del rischio, per attenuare il campo magnetico associato alla fulminazione per ridurre gli impulsi indotti nelle linee interne.

Messa a terra e collegamento equipotenziale: se richiesto dalla valutazione specifica del rischio, per disperdere la corrente di fulmine nel terreno e minimizzare le differenze di potenziale.
STRATEGIE [3] [6]
Design antisismico rinforzato: adottare criteri di progettazione e costruzione per garantire che le strutture e le apparecchiature critiche (es. serbatoi, condotte, sale di controllo) mantengano l’integrità strutturale e operativa, anche considerando i massimi livelli di accelerazione del terreno previsti.

Ancoraggio e stabilità: assicurare l’adeguato ancoraggio di serbatoi e attrezzature per prevenire il dislocamento, il ribaltamento o il “buckling” (deformazione) dovuto a forti moti del terreno.

Flessibilità delle connessioni: progettare le tubazioni connesse agli impianti con sufficiente flessibilità per resistere a movimenti differenziali e prevenire rotture.

Protezione delle utenze critiche: garantire la resilienza dei sistemi di alimentazione elettrica, raffreddamento e comunicazione, poiché il loro guasto può indirettamente causare incidenti

VENTI E TEMPESTE

STRATEGIE [3] [6]
Resistenza strutturale: progettare edifici e strutture (es. torri, serbatoi) per resistere a carichi di vento estremi e all’impatto di detriti volanti.

Sicurezza di impianti e attrezzature: proteggere i serbatoi, le condotte e le altre apparecchiature dall’essere rovesciate, dislocate o danneggiate da venti ad alta velocità

Alimentazione elettrica di emergenza: prevenire l’interruzione dell’alimentazione elettrica e proteggere i sistemi di raffreddamento in caso di tempeste che causano blackout

TEMPERATURE ESTREME
CALDE E FREDDE

STRATEGIE [3] [6]
Protezione dal gelo: implementare misure di protezione dal gelo per condotte, valvole e strumentazioni, per prevenire la rottura dovuta all’espansione dell’acqua o al blocco dei fluidi di processo o degli strumenti

Gestione delle temperature: mantenere sotto controllo le temperature di processo e dei sistemi di refrigerazione per prevenire vaporizzazioni indesiderate, innalzamento dei livelli o reazioni incontrollate dovute al caldo intenso.

Resistenza dei materiali: valutare le condizioni eccezionali e scegliere materiali con adeguata resistenza a basse e alte temperature per evitare cedimenti strutturali o una rapida degradazione.
STRATEGIE [3] [6]
Distanza di separazione: mantenere adeguate distanze tra le aree a rischio di incendio boschivo e i potenziali bersagli dell’attività a rischio incendio.

Monitoraggio e allerta: utilizzare modelli di previsione del comportamento degli incendi per anticipare l’avanzamento del fuoco e i tempi di raggiungimento dell’impianto

Riduzione del carico combustibile: gestire la vegetazione (dove possibile) e i materiali infiammabili nelle vicinanze degli bersagli a rischio incendio per ridurre la propagazione del fuoco

ATTIVITÀ VULCANICA

STRATEGIE [3] [6]
Protezione da Ceneri: progettare i tetti di serbatoi ed edifici per resistere al peso dell’accumulo di ceneri vulcaniche e prevenire il collasso.

Protezione da Tephra: schermare o rinforzare le strutture per proteggerle dall’impatto di frammenti di roccia (tephra) espulsi

Pianificazione per Lahar: considerare l’impatto delle colate di detriti (lahar) che possono seppellire attrezzature critiche e infrastrutture

PS: queste sono indicazioni generiche valide per tutto il mondo. Si dà per scontato che, in caso di eruzioni violente, si possa fare ben poco sulla protezione dei beni.

ONDE E TSUNAMI

STRATEGIE [3] [6]
Ancoraggio adeguato: ancorare saldamente le attrezzature e gli impianti per prevenire che vengano trascinati via dall’azione delle onde.

Posizionamento a quote più elevate: se possibile, posizionare le strutture critiche al di sopra del livello massimo raggiungibile dalle onde di tsunami o mareggiate

Protezione infrastrutture: proteggere i sistemi di raffreddamento e altre infrastrutture essenziali che potrebbero essere inondate o danneggiate dalle onde.

ALTRI PERICOLI NATURALI

STRATEGIE [3] [6]
Grandine: proteggere impianti e attrezzature delicate (es. pannelli solari, antenne paraboliche, aeroplani) dai danni fisici causati dalla grandine

Piogge Intense: proteggere i serbatoi dal rischio di affondamento dovuto al peso dell’acqua, prevenire contaminazioni delle sostanze pericolose con l’acqua, evitare cortocircuiti elettrici e guasti alla strumentazione

Frane/Subsidenza: proteggere gli impianti dal danneggiamento causato da frane o cedimenti del terreno che possono compromettere il supporto strutturale o l’integrità delle condotte

Conclusioni

Siamo arrivati alla fine e, lo so, penserai che forse abbiamo esagerato. Probabilmente è proprio così ma, per completezza, abbiamo inserito tematiche e strategie utilizzate in zone del mondo dove la variabilità del clima è molto più ampia rispetto all’Italia.

Purtroppo gli eventi naturali hanno un alto grado di imprevedibilità, il rischio non si può annullare e, pur pianificando l’emergenza, i danni si possono limitare fino ad un certo punto. Grazie ad un monitoraggio attivo degli eventi climatici, aggiornando i piani di emergenza con lo stato dell’arte e dell’innovazione e, soprattutto, imparando dagli incidenti passati, sarà possibile adattarsi ai cambiamenti climatici per assicurare che i danni siano minimi e l’attività imprenditoriale possa riprendere in sicurezza.

Citazioni e link di approfondimento

RIFERIMENTOAUTORE
[1]Assessment of safety barrier performance in the mitigation of domino scenarios caused by Natech eventsA. Misuri, G. Landucci, V. Cozzani
[2]Methodology for preliminary assessment of Natech risk in urban areasA.M. Cruz, N. Okada
[3]Natech guide words: A new approach to assess and manage natech risk to ensure business continuityS. Damle, S.K. Mani, G. Balamurugan
[4]Natech risk and management: an assessment of the state of the artL.J. Steinberg, H. Sengul, A.M. Cruz
[5]Approaches to Natech risk assessmentElisabeth Krausmann
European Commission
[6]Rischio NaTech e ricadute sul Sistema di Gestione della SicurezzaIng. R. Marrazzo
ISPRA

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