Dopo ogni terremoto, inevitabilmente, l’attenzione di sposta sempre sui danni strutturali agli edifici. Ma cosa accadrebbe se, a seguito di un sisma importante, con tutte le infrastrutture di emergenza occupate a gestire situazioni complesse, si aggiungesse anche un incendio?
La capacità di combattere un incendio dopo un evento sismico può essere molto limitata, proprio nel momento più critico in cui il rischio di un innesco aumenta in modo significativo. Oggi cercheremo di comprendere questa situazione particolare e quali misure preventive adottare per la sicurezza delle persone, la tutela dei beni e dell’ambiente.
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Il contesto post-terremoto che può favorire l’incendio
Il contesto post-terremoto è caratterizzato da un ambiente ad alto rischio di incendio dovuto a perdite di materiali infiammabili/combustibili e alla creazione di fonti di innesco non presenti in condizioni normali, unito a una drastica riduzione della capacità di risposta a causa del danneggiamento dei sistemi antincendio, della compromissione delle forniture idriche e del sovraccarico delle infrastrutture pubbliche di gestione delle emergenze.
Proprio in quel momento di massima vulnerabilità, il rischio che scoppi un incendio aumenta inesorabilmente. Le scosse violente causano danni e cambio delle proprietà dei materiali un po’ ovunque. Pensa a come si possono modificare le condizioni di tubazioni, cablaggi o qualsiasi altra installazione o opera.
Anche se l’edificio in sé resiste, le cose al suo interno possono muoversi con una forza incredibile. Questo può far fuoriuscire gas o liquidi infiammabili da tubi, serbatoi o contenitori. E purtroppo, queste perdite finiscono spesso per trovarsi vicino a qualcosa che può innescare dei focolari importanti, come fiamme libere, superfici calde o scintille elettriche.
Ma non è finita qui: dopo un terremoto possono verificarsi anche inneschi ritardati, ad esempio quando l’elettricità o il gas vengono riattivati in un edificio danneggiato. Controllare gli incendi in queste condizioni è molto, molto più difficile rispetto alla normalità. C’è una vera e propria incertezza sulla disponibilità dei mezzi per spegnere il fuoco, e questo aumenta la possibilità che piccoli focolai diventino incendi estesi o addirittura esplosioni..
Il pericolo degli incendi dopo un terremoto

Storicamente, gli incendi post-terremoto sono stati una delle principali cause di perdite. Eventi come il terremoto di San Francisco del 1906, il Tokyo-Kanto del 1923, il Kobe del 1995, e anche terremoti più recenti come quello di Northridge (1994) o Tohoku (2011), hanno visto un numero significativo di incendi attribuiti direttamente o indirettamente alle scosse. Di seguito un elenco di pericoli da considerare:
| Eccesso di richieste di soccorso per le infrastrutture di emergenza | Le squadre di soccorso pubbliche, VVF come anche le ambulanze, possono essere sovraccaricate e ritardare l’intervento. |
| Rilascio di materiali infiammabili o combustibili | Presenza di gas infiammabili o liquidi infiammabili/combustibili che fuoriescono dai loro normali sistemi di contenimento o trasporto. Questi materiali diventano pericolosi una volta dispersi nell’ambiente. |
| Sistemi di protezione antincendio fuori uso | Qualunque sistema, che sia rivelazione/allarme o spegnimento, può essere non funzionante dopo un evento sismico. |
| Sorgenti di innesco attive o potenziate | Dispositivi, apparecchiature o condizioni che, per la loro natura (es. elettricità, superfici calde, fiamme libere…), sono capaci di fornire l’energia termica sufficiente a incendiare materiali infiammabili/combustibili e la cui pericolosità aumenta o si manifesta a causa del sisma. |
| Creazione di scenari di innesco inattesi | Situazioni in cui la vicinanza non prevista di materiali infiammabili/combustibili rilasciati e sorgenti di innesco crea un potenziale pericolo di incendio accresciuto. |
| Molteplicità di pericoli simultanei | La condizione per cui i pericoli d’incendio descritti sopra non si manifestano in un unico punto, ma contemporaneamente in diversi luoghi dell’attività o dell’area geografica colpita. |
| Pericoli di Innesco ritardati | La permanenza dei pericoli (come materiali infiammabili/combustibili dispersi e sorgenti di innesco latenti) che possono manifestarsi ed effettivamente causare un incendio non immediatamente dopo il sisma, ma in un momento successivo (ad esempio alla riattivazione di un sistema impiantistico). |
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Come mitigare il rischio: misure si sicurezza efficaci
Dopo un sisma protezione antincendio serve a poco
Ricordiamo che:
- la prevenzione incendi racchiude tutte le misure di sicurezza che limitano la probabilità di incendio;
- la protezione antincendio, attiva o passiva, racchiude tutte le misure di sicurezza che limitano i danni di incendio, dopo che è già stato innescato.
A questo punto capirai da solo che, in un contesto post-sismico dove la protezione e la capacità di risposta sono gravemente ridotte, lavorare sulla prevenzione è la scelta più saggia, nonché la meno costosa.
Tuttavia, non si tratta di scegliere tra prevenzione o protezione, ma di riconoscere che, in questo specifico scenario, la prevenzione è la misura più affidabile per spezzare la catena che porta all’incendio incontrollato, data la limitata capacità di affidarsi alla protezione tradizionale.
Misure di prevenzione incendi
Basandoci anche su principi internazionalmente riconosciuti e studi basati sull’evidenza, le misure chiave [1] per prevenire e limitare gli incendi post-terremoto includono:
Protezione sismica di apparecchiature e tubazioni

| 1. | È fondamentale fornire ancoraggio e vincolo sismico per le apparecchiature contenenti liquidi o gas infiammabili. Le apparecchiature devono essere ancorate al pavimento o vincolate alla struttura superiore, ma non a entrambe contemporaneamente per evitare problemi dovuti a movimenti differenziali. È necessario prevedere ancoraggio o vincolo per resistere alla traslazione, al ribaltamento e alla rotazione. |
| 2. | Le tubazioni che trasportano gas o liquidi infiammabili devono essere progettate e vincolate per resistere ai carichi sismici previsti. L’uso di tubazioni in acciaio saldato, progettate secondo codici riconosciuti, è preferibile rispetto a tubazioni filettate, che sono più suscettibili ai danni ciclici. |
| 3. | Deve essere fornita una adeguata controventatura sismica (sway bracing) per le tubazioni di dimensioni significative. La controventatura trasversale resiste al movimento perpendicolare all’asse del tubo, mentre quella longitudinale resiste al movimento parallelo. |
| 4. | Le membrature della controventatura devono avere un rapporto di snellezza (l/r) appropriato per resistere ai carichi. L’uso di elementi di fissaggio che garantiscono un attacco positivo (non basato solo sull’attrito) è cruciale. |
| 5. | Bombole e serbatoi di gas infiammabili, armadi per liquidi infiammabili e serbatoi devono essere vincolati alla struttura |
| 6. | Ancorare le apparecchiature che rappresentano potenziali fonti di innesco, come apparecchiature elettriche (trasformatori, quadri elettrici) o apparecchiature con superfici calde o fiamme libere, per evitare che il loro movimento o ribaltamento crei pericoli. |
Migliorare la flessibilità delle tubazioni e gli spazi di rispetto
| 1. | Anche con apparecchiature e tubazioni vincolate, può verificarsi il movimento differenziale tra diversi componenti strutturali o tra apparecchiature e strutture È necessario prevedere flessibilità dove le tubazioni si collegano alle apparecchiature o attraversano giunti sismici tra edifici o sezioni di edificio strutturalmente indipendenti. |
| 2. | Questa flessibilità può essere ottenuta tramite connessioni flessibili (tubi ondulati in acciaio inossidabile – CSST, ove consentito, o tubi flessibili omologati), anelli di espansione progettati o configurazioni di tubazioni con giunti sferici. La flessibilità deve essere sufficiente per assorbire i movimenti differenziali previsti. |
| Dove le tubazioni attraversano muri, pavimenti o tetti, è importante lasciare uno spazio di sicurezza (clearance) adeguato intorno al tubo per minimizzare l’impatto dannoso dovuto al movimento differenziale. Questo spazio dovrebbe essere di almeno 25 mm in più tutto intorno per tubi inferiori a 4 pollici (100 mm) di diametro nominale, e 2 pollici (50 mm) per tubi di diametro pari o superiore. Aperture nei muri tagliafuoco devono essere sigillate con materiali appropriati che consentano il movimento. È necessario anche mantenere distanze di sicurezza da muri e attrezzature non vincolate. |
Valvole di intercettazione sismica (SGSV):

SGSV è l’acronimo di Seismic Gas Shutoff Valve. Questi dispositivi sono valvole che interrompono automaticamente il flusso di gas combustibile o altri gas infiammabili nel caso di scuotimento sismico significativo che superi una certa soglia. Lo scopo principale delle SGSV è quello di prevenire o limitare gli incendi successivi a un terremoto, bloccando la fornitura di gas che potrebbe fuoriuscire da tubazioni o attrezzature danneggiate dal sisma.
| 1. | L’installazione di valvole di intercettazione sismica (SGSV) per gas infiammabili e liquidi infiammabili è una delle misure più efficaci per limitare la fuoriuscita di sostanze in caso di rottura delle tubazioni. Queste valvole, attuate da un sensore sismico, interrompono automaticamente il flusso di combustibile in caso di forte scossa sismica. |
| 2. | Esistono valvole integrate (unità singola) e valvole attuate a distanza (sensore separato dalla valvola). I sensori sismici devono essere certificati per soddisfare specifici requisiti di attivazione/non attivazione (come quelli della norma ASCE 25). Le valvole certificate secondo questi standard sono progettate per attivarsi in risposta a scosse sismiche dannose e minimizzare la possibilità di attivazioni spurie dovute a vibrazioni non sismiche (traffico, esplosioni distanti). |
| 3. | L’installazione di SGSV o SSOV (Safety Shutoff Valve) deve avvenire sul lato di alimentazione di ciascun edificio o sistema che utilizza gas combustibile o liquidi infiammabili. |
L’importanza di un approccio sistemico: dalla GSA al SGSA
Oltre alle misure fisiche, la progettazione per la sicurezza antincendio include anche aspetti gestionali e operativi. È fondamentale stabilire un piano di emergenza completo post-terremoto e formare una squadra di risposta all’emergenza specifica per gli eventi sismici. La corretta manutenzione dei sistemi di protezione sismica (valvole, controventature, ancoraggi…) è essenziale per garantirne l’efficacia nel tempo. Si raccomandano ispezioni periodiche e test funzionali dei sistemi di intercettazione sismica.

Infatti, la metodologia generale per la progettazione della sicurezza antincendio prevede la valutazione del rischio specifico per l’attività, l’attribuzione dei profili di rischio (vita, beni, ambiente), e la definizione di una strategia antincendio che integra le diverse misure. Le misure di protezione sismica descritte rientrano in questa strategia e dovrebbero essere implementate nella gestione della sicurezza antincendio (GSA) o, ancora meglio, con un sistema di gestione (SGSA) più rigoroso.
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Conclusione
Sebbene il costo del retrofit di misure sismiche possa variare, includere le precauzioni citate durante l’installazione iniziale di nuove apparecchiature o tubazioni è generalmente molto più economico. Investire nella protezione sismica di apparecchiature e tubazioni, e nell’installazione di valvole di intercettazione sismica, riduce significativamente la probabilità e la gravità degli incendi post-terremoto.

L’Italia è un paese generalmente considerato ad alto rischio sismico: in base al territorio, proteggere la tua attività dal rischio di incendio post-terremoto potrebbe essere una strategia fondamentale per garantire la continuità operativa e la sicurezza.
Citazioni
| RIFERIMENTO | AUTORE | |
|---|---|---|
| [1] | FM 1-11 Fire Following earthquake | AA.VV. FM Global |
| [2] | DM 3 agosto 2015 e ss.mm.ii. Allegato 1, “Codice di Prevenzione Incendi”, capitolo G.2 | CNVVF |
| [3] | Japan rocked by powerful earthquake and tsunami | AP The globe and mail |

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