Non tutti conoscono il fenomeno delle “isole di calore” UHI, ossia quando aree urbane diventano significativamente più calde rispetto alle aree rurali circostanti a causa dell’attività umana e dell’eccessiva cementificazione. Tutto ciò, già fastidioso per il confort, potrebbe peggiorare la sicurezza antincendio delle abitazioni aumentando, seppur di poco, le probabilità di innesco.
La sicurezza antincendio domestica sta emergendo con sempre maggiore risalto, probabilmente a causa dell’invecchiamento della popolazione e delle notizie dei TG sulle morti in appartamento. In Italia, nel 2023, gli incendi domestici hanno causato il decesso di 73 persone e il ferimento di 804. Sorprendentemente, nel decennio 2014-2023, gli incendi all’interno delle abitazioni sono aumentati del 59% in Italia [2], e non si intravede alcuna inversione di tendenza.
Questa preoccupante realtà è aggravata da specifici fattori. Gli incendi nelle abitazioni moderne si propagano più rapidamente e producono fumo e sostanze tossiche a causa della maggiore diffusione di arredi e prodotti realizzati con materiali meno “nobili” rispetto a 50 anni fa (derivati del petrolio, legno MDF…), riducendo drasticamente il tempo medio disponibile per la fuga.
Un nuovo fattore critico che merita di essere approfondito, come possibile aggravio del rischio di incendio, è il fenomeno delle “Isole di calore urbane” (UHI – Urban Heat Island). L’UHI si riferisce al fenomeno in cui le aree urbane registrano temperature significativamente più elevate rispetto alle aree rurali circostanti, a causa di attività umane e della cementificazione.

Le temperature elevate e le configurazioni urbanistiche nelle città possono facilitare la propagazione degli incendi, specialmente in aree densamente popolate e in regioni dove lo sviluppo degli edifici si interseca con paesaggi naturali. L’aumento delle temperature globali intensifica gli effetti delle UHI, amplificando i rischi associati, inclusa la maggiore probabilità di incendi, soprattutto in contesti caratterizzati da prolungate siccità e condizioni meteorologiche estreme.
Ti anticipo già che l’UHI contribuisce al rischio di incendio nelle aree urbane. Con l’articolo di oggi cercherò di mostrarti in che misura e come si può aumentare la sicurezza antincendio della tua casa.
Le isole di calore urbane (UHI)
Come già detto, l’isola di calore urbana (UHI – Urban Heat Island) è un fenomeno in cui le temperature nei centri urbani sono significativamente più alte rispetto alle aree rurali circostanti. Questo aumento delle temperature è una preoccupazione crescente, specialmente per i paesi in rapida urbanizzazione con bassa regolamentazione come l’India, poiché porta a un rapido aumento della temperatura dell’aria e della superficie. L’effetto UHI si verifica a causa delle attività umane e delle alterazioni della copertura del suolo, contribuendo all’aumento di rischi per la salute pubblica, degrado ambientale e maggiore consumo energetico.
La formazione e la crescita delle UHI sono influenzate da una combinazione di fattori legati all’ambiente costruito, ai cambiamenti nell’uso del suolo e alle attività antropogeniche. In primis:
- il materiale di cui sono fatte le costruzioni e le impermeabilizzazione delle città;
- la forma stessa delle città, tra cui il contesto urbanistico;
- le attività quotidiane antropogeniche;
- la scarsa presenza di vegetazione in grado di abbassare la temperatura del suolo.
Le aree urbane con minimi spazi verdi possono arrivare ad essere fino a 5°C più calde rispetto a quelle con abbondante vegetazione, e alcune città hanno registrato un significativo declino della copertura vegetale e dei corpi idrici a fronte di una rapida espansione urbana.
Dando una sguardo al resto del mondo, le isole di calore urbane sono quindi un problema in costante crescita: la rapida urbanizzazione, lo sviluppo economico e il cambiamento climatico sono i principali responsabili dell’intensificarsi dell’effetto UHI. A livello globale, gli eventi di temperatura estrema stanno aumentando in frequenza, durata e magnitudo, e l’esposizione della popolazione al calore sta crescendo a causa del cambiamento climatico e dell’urbanizzazione.
Ad esempio, a Bangalore, un’area metropolitana in India, uno studio ha mostrato un aumento di circa 2-2,5°C delle temperature dell’aria nell’ultimo decennio. Anche Chennai ha mostrato l’esistenza di isole di calore, con intensità medie massime osservate di 2,48°C in estate e 3,35°C in inverno. A Vishakhapatnam, le isole di calore nelle aree densamente edificate variavano da 2°C a 4°C. Il un rapporto di studio [7 si ]indica che circa 1/5 del riscaldamento totale a Fairbanks, Alaska, può essere attribuito a un crescente effetto isola di calore tra il 1949 e il 1997. Queste evidenze sottolineano come l’UHI sia un fenomeno in aumento che aggrava i rischi associati all’aumento delle temperature globali.
Per quanto riguarda il rischio di incendio dobbiamo però fare un discorso a parte ed assumere dei numeri come riferimento: considerando che la temperatura massima mai registrata in Italia è di 48,8 °C (Floridia SR, 11 agosto 2021) e un massimo 5°C in più per l’eventuale isola termica, potremo assumere 54°C. Tieni a mente questa temperatura perché ci servirà per i ragionamenti successivi.
L’effetto Joule al passaggio delle correnti
Probabilmente conoscerai già l’effetto Joule, o almeno ne avrai sentito parlare: si tratta di un principio fondamentale della fisica e dell’elettrotecnica.
In termini semplici, l’effetto Joule descrive la trasformazione dell’energia elettrica in calore quando una corrente elettrica attraversa un conduttore. In pratica, ogni volta che la corrente scorre in un filo o in un componente elettrico che presenta una certa resistenza elettrica, una parte dell’energia elettrica viene “persa” e dissipata sotto forma di calore.
Immagina che gli elettroni, che costituiscono la corrente elettrica, si muovano all’interno del cavo: durante il loro movimento essi incontrano gli atomi del materiale conduttore (ad esempio, il rame). Queste “collisioni” degli elettroni tra gli atomi creano energia cinetica, facendoli vibrare con maggiore intensità. L’aumento dell’agitazione termica degli atomi si manifesta come un aumento della temperatura del cavo.
L’entità del calore prodotto per effetto Joule è quantificabile tramite la Legge di Joule, che si può esprimere in termini di resistenza elettrica:
P = I2 ⋅ R
Dove:
- P è la potenza termica dissipata in Watt (W)
- I è l’intensità di corrente in Ampere (A)
- R è la resistenza elettrica in ohm (Ω)
Senza essere degli esperti di matematica, in una semplice moltiplicazione, cosa succederà mai se, a parità di corrente, aumentiamo la resistenza elettrica? Automaticamente aumenta la potenza termica dissipata.
Per fortuna, a parità di tensione (230 V o 400 V in Italia), se aumenta la resistenza elettrica diminuisce la corrente, quindi i fenomeni dovrebbero compensarsi. Ma non si vuole entrare nel dettaglio della fisica tecnica. Piuttosto, creiamo un’assunzione a vantaggio di sicurezza.
Per assurdo, cosa potrebbe succedere alla resistenza di un cavo elettrico quando viene riscaldato da 20°C a 54°C (vedi paragrafo precedente) a parità di corrente? La resistenza elettrica e quindi anche la potenza termica dissipata aumentano (da un calcolo grossolano si può stimare il 15% in più).
L’autocombustione
Per autocombustione si può intendere il “processo di combustione seguente all’autoaccensione di gas infiammabili. […] La reazione di ossidazione cui è dovuta l’autocombustione è favorita da microrganismi (come nel caso del carbone, del fieno ecc.), che hanno funzione di catalizzatori” [Treccani].
Su questo argomento abbiamo scritto un’articolo dedicato a cui ti rimandiamo per la consultazione:
Le isole di calore come aggravio del rischio incendio
Con l’articolo di oggi si vogliono indagare i possibili legami tra un’attività o edificio posto in un’isola di calore e l’incendio, a fine di individuare eventuali aggravi del rischio. E, visto che non sei uno sprovveduto, penso che già ti sarai immaginato che alla fine la conclusione sarà molto confortante.
Utilizzando l’approccio del Codice di Prevenzione Incendi, si possono individuare questi pericoli principali:
| Surriscaldamento dei componenti elettrici | Una combinazione di alta temperatura ambiente, sovraccarico elettrico e/o scarsa dissipazione del calore può portare i componenti elettrici a superare le temperature di esercizio ed uso dei materiali plastici, causando corto circuiti e quindi con aumento delle probabilità di incendio. |
| Presenza di batterie soggette al thermal runaway | Le batterie agli ioni di litio si danneggiano permanentemente dopo aver superato i 60°C e, già sopra i 50°C, si registra una leggera diminuzione della durata di vita, che diventa ripida dai 70°C in su, con elevata probabilità di innesco di thermal runaway. |
| Plastica di isolamento dei cavi esposti al sole | Al di là dell’irraggiamento, che rimane pressoché lo stesso indipendentemente dell’isola di calore, i cavi ordinari in PVC inizierebbero a perdere la loro “plasticità” intorno ai 70°C per iniziare a rammollire a 160°C. Certamente, se i cavi sono sottodimensionati per le correnti in gioco, c’è anche da aggiungere il calore creato per effetto Joule |
| Vegetazione residenziale secca | Chi vive in città sa benissimo che, se ha un terrazzo o un balcone perennemente esposto al sole, ogni forma di vita botanica è destinata a morire (salvo quelle specie adatte a climi aridi come i cactus). Tale vegetazione secca, morta, può diventare una micidiale forma di propagazione dell’incendio. |
| Sovraccarico di correnti negli apparecchi di climatizzazione | Più fa caldo e più il condizionatore deve lavorare per trasportare il calore da un ambiente relativamente fresco (gli ambienti abitati orientati al comfort) ad un ambiente relativamente più caldo (l’esterno). Tale trasformazione termodinamica comporta l’uso di un’energia elettrica che deve essere supportata da una linea elettrica adeguata, cavi dimensionati correttamente e impianti installati a regola d’arte. Se ciò non è possibile, si può verificare l’accoppiata sovraccarico di corrente (effetto Joule) + calore esterno, portando i problemi già citati per i componenti elettrici. |
L’effetto Isola di Calore Urbana (UHI) non è quindi solo un fenomeno interessante dal punto di vista climatico, ma può rappresentare un pericolo di incendio, seppur con rischi limitati. La temperatura che prima si assunta pari a 54°C e le configurazioni strutturali uniche all’interno delle città possono facilitare la propagazione degli incendi, costringendoci ad ancora più manutenzione e ad ancora più prudenza nelle costruzioni e nelle installazioni.
Infine, considerando una scoperta fatta ultimamente [7], le UHI possono contribuire significativamente a ridurre la copertura nuvolosa, la quale porta a una diminuzione dell’umidità del suolo. La perdita di umidità del suolo provoca la secchezza della vegetazione, che diventa quindi combustibile per la propagazione degli incendi. In presenza di vento, tali incendi possono viaggiare verso le aree interne delle città dalle periferie, formando “arcipelaghi di isola di calore urbana”.

Cosa accadrà se non interveniamo?
L’effetto Isola di Calore Urbana (UHI) non è un fenomeno statico, ma dinamico e interconnesso con altre problematiche climatiche e sociali. Le sue tendenze attuali e future creano cicli di feedback che ne aggravano gli impatti, rendendo la gestione urbana e la pianificazione della sicurezza sempre più complesse.
Purtroppo, la situazione attuale è frutto di decenni di politica ambientale esercitata con i para-occhi (o non esercitata affatto) e appare poco credibile che si possa cambiare indirizzo con pochi investimenti e tempo. Tuttavia, ci sono delle cose che almeno possono essere attuate per incrementare la nostra sicurezza antincendio.
Strategie pratiche per proteggere la nostra comunità
La mitigazione dell’effetto Isola di Calore Urbana (UHI) e la gestione dei rischi di incendio correlati richiedono un approccio olistico che coinvolge sia le azioni individuali dei cittadini sia le politiche e gli investimenti delle autorità cittadine e dei governi (regionale e/o nazionale). L’obiettivo resta sempre (o almeno dovrebbe) quello di creare ambienti urbani più resilienti, sani e sicuri in un clima che cambia forse troppo velocemente rispetto alla nostra capacità di imparare dai nostri errori.
Cosa può fare il comune cittadino
Ogni cittadino può contribuire attivamente alla mitigazione dell’UHI e alla promozione della sicurezza antincendio domestica attraverso scelte e comportamenti consapevoli:
| Riduci il raffreddamento del climatizzatore | i requisiti del microclima domestico implicano che non ci sia una differenza di temperatura maggiore di 7°C tra l’ambiente climatizzato e l’esterno. Se fuori ci sono 40 °C, non dico di impostare il climatizzatore a 33°C ma magari si può azzardare un setting a 30°C o inserire solo la funzione di deumidificatore. Ciò ti farà risparmiare denaro, tutelerà la tua salute e sovraccaricherà meno l’alimentazione elettrica del climatizzatore. |
| Essere ordinati e non accumulare materiale vario all’esterno in una configurazione di “rifiuto” | Esistono materiali che sono soggetti all’auto combustione come il carbone, scarti di tessuto (animale, vegetale o sintetico) oleosi o umidi, carta trattata con composti oleosi, ecc. Accumularli in un balcone/terrazzo, o in qualsiasi ambito irraggiato dal sole per molte ore al giorno, può aumentare il rischio di autoaccensione. Tale rischio è presente anche con sostanze chimiche di cui spesso si ignora il comportamento con il calore (polimerizzazioni, fermentazione, decomposizione di perossidi, ecc.). |

| Innaffia le piante e, se non puoi occupartene, cambia tipologia o eliminale | Sempre considerando le zone irraggiate per molte ore dal sole, le piante possono essere un eccezionale mezzo di propagazione se sono secche e morte. Innaffiale ogni sera e, se non riesci ad occupartene, sostituiscile con specie più resistenti (es. cactus) o eliminale del tutto. |
| Supporta le iniziative locali | Ci lamentiamo spesso dei politici ma, se qualche “mosca bianca” promuovesse qualcosa per il nostro benessere e la nostra sicurezza, quanto saremmo disposti a supportarlo indipendentemente dalla sua bandiere? |

FONTE: Xsense
| Migliorare la protezione attiva antincendio domestica | Installare e manutenere rilevatori di fumo per la rilevazione precoce e la segnalazione di un incendio, riducendo i tempi per l’evacuazione. Considerare i sistemi di estinzione automatici, in particolare per le persone anziane, con disabilità o i bambini, un impianto di estinzione automatico, può fare la differenza tra un incidente e una tragedia. Esistono sistemi che possono attingere dalla rete idrica domestica e rilasciare un getto mirato d’acqua nebulizzata, garantendo la salvaguardia della vita e riducendo i danni da bagnamento e i costi a lungo termine. |
Il ruolo della politica nella gestione delle UHI e della sicurezza antincendio
Siamo abituati ad una politica fatta di proclami, propagande e false promesse. Tanti si sono scordati che l’antica Grecia ci ha insegnato che in realtà è “l’arte di governare“, ossia l’insieme delle attività, delle teorie e delle pratiche che hanno come obiettivo la gestione, l’organizzazione e l’amministrazione della comunità.
Per una politica rivolta alla sicurezza antincendio, sicuramente non possono mancare questi elementi
| Educazione alla sicurezza | Anche la migliore delle misure di prevenzione può essere vanificata da comportamenti incauti. Le campagne informative e di educazione alla sicurezza sono fondamentali per guidare gli italiani nella comprensione dei rischi e nell’adozione di comportamenti sicuri che possono compensare |
| Approccio comunitario e supporto socio-economico | La promozione della sicurezza antincendio comunitaria, con interventi che educano e modificano i comportamenti a livello locale, ha dimostrato risultati promettenti nella riduzione generale degli incendi domestici e delle vittime. L’efficacia delle campagne informative è però limitata se non accompagnata da aiuti economici per le famiglie disagiate, che potrebbero non potersi permettere strumenti o servizi di sicurezza (es. dispositivi di allarme, manutenzione degli impianti, assistenza domiciliare). Il piano d’azione deve considerare un supporto economico-sociale per garantire che le misure di sicurezza siano accessibili a tutti. |
| Monitoraggio e previsione dell’UHI | Sviluppare e implementare capacità di monitoraggio, magari con una previsione dell’UHI ad alta risoluzione. Questo include l’integrazione di osservazioni a terra e satellitari, necessitando di collaborazione tra dipartimenti meteorologici, università ed enti nazionali (es. ARPA). |

FONTE IMMAGINE: link
| Pianificazione urbana integrata | Sviluppare strategie di pianificazione urbana complete che integrino la mitigazione dell’UHI, la resilienza climatica e le iniziative di salute pubblica. Questo include la riduzione della dispersione urbana e il miglioramento del design degli edifici per ottimizzare l’ombreggiatura e il flusso d’aria |
| Investire in infrastrutture verdi | Implementare e espandere l’infrastruttura verde, come parchi urbani, foreste, tetti verdi e pareti verdi. Le strategie di inverdimento urbano possono anche fungere da barriera contro i pericoli di incendio, soprattutto nelle interfacce tra aree selvagge e urbane. |
| Promuovere materiali riflettenti e sostenibili | Incoraggiare e incentivare l’uso di tetti freddi (cool roofs) e pavimentazioni riflettenti nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni [10]. Un ulteriore incentivo può trovarsi nelle normative adottate da diverse nazioni europee che mirano a migliorare l’efficienza energetica degli edifici e a fornire soluzioni di raffreddamento passivo, riducendo la necessità di aria condizionata. |
| Migliore gestione della rete di distribuzione al fine di prevenire sovraccarichi elettrici | Nel 2024, e sicuramente anche quest’anno, in Sicilia le alte temperature hanno danneggiato i cavi elettrici, già sovraccaricati per l’alta richiesta di energia elettrica che arriva dagli impianti di climatizzazione. Tale situazione può lasciare interi edifici senza energia elettrica per i guasti alla rete che hanno provocato blackout: con anziani e disabili bloccati nelle proprie abitazioni e, in alcuni casi, nell’incapacità di comunicare con l’esterno. In caso di incendio durante una situazione simile, riuscirebbero a salvarsi tutti? |
Capirai da solo, quindi, che le autorità possono incentivare la sicurezza e la gestione delle UHI su vari livelli, diventando protagoniste nella pianificazione del territorio nell’educazione civica dei cittadini.
Conclusioni
Avrai già capito, indipendentemente dalla presenza delle UHI, che il rischio di incendio dipende direttamente da altri fattori.
L’isola di calore urbana, sebbene con rischi limitati, può però rappresentare un pericolo di incendio. La temperatura, che per semplificazione abbiamo ipotizzato possa raggiungere 54°C e le specifiche configurazioni urbanistiche delle città possono facilitare la propagazione degli incendi e aggravare situazioni di impianti con apparecchiature elettriche vetuste o conformi dalle normative tecniche. Questa realtà impone la necessità di maggiore manutenzione e una maggiore prudenza nelle costruzioni e nelle installazioni per gli edifici e le infrastrutture cittadine.
Le UHI sono quindi, indirettamente, un contesto che ci impone maggior attenzione su tutti gli aspetti che riguardano la sicurezza antincendio.
Citazioni e link di approfondimento
| RIFERIMENTO | AUTORE | |
|---|---|---|
| [1] | Fondamenti di prevenzione degli infortuni domestici | AA.VV. Regione Toscana |
| [2] | Sicurezza antincendio domestica | Nino Frisina, Stefano Zanut Rivista ANTINCENDIO |
| [3] | 15 jaar fatale woningbranden 15 anni di incidenti domestici | AA.VV. NIPV (Olanda) |
| [4] | Fire safe homes | AA. VV. CFPA Europe |
| [5] | Fire safety in apartment buildings | AA. VV. CFPA Europe |
| [6] | European-Fire-Safety-Action-Plan | AA.VV. European Fire Safety Alliance |
| [7] | Review of Urban Heat Islands: Monitoring, Forecast and Impacts | A. Tyagi et al. |
| [8] | What Are Heat Islands? | AA.VV. EPA – Unites States Enviromental Protection Agency |
| [9] | Mitigating urban heat island through neighboring rural land cover | Yang et al. |
| [10] | ‘Super cool roofs’: Mitigating the UHI effect and enhancing urban thermal comfort with high albedo-coated roofs | M. H. Elnabawi et al |

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